DALLA MOBILITÀ ALLE ASSUNZIONI: LA FARSA CONTINUA

Si sono appena chiuse le procedure di mobilità. Tanti docenti anche quest’anno hanno dovuto scegliere al buio se e dove inoltrare domanda di trasferimento per potersi avvicinare alle proprie famiglie. E ciò a causa della folle distribuzione nazionale dello scorso anno scolastico, che tante conseguenze ha avuto anche sull’avvio delle lezioni, tra ricorsi vinti in più province e disagi per il ritardo delle operazioni di assegnazione provvisoria.

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La ministra Fedeli ha continuato a promettere 25mila cattedre in aggiunta ai posti lasciati vacanti dai pensionamenti in organico di diritto. Invece le notizie di oggi parlano di appena 9.600 cattedre. Di questi posti aggiuntivi fanno parte 2.200 posti per i licei musicali e 2mila posti per il sostegno. Insomma la supplentite non è stata risolta né da Matteo Renzi né tantomeno da Gentiloni, i dati del 2017 ci dicono infatti che nella scuola italiana lavorano oggi 100mila i docenti precari (di cui ben 41mila sul sostegno agli alunni con disabilità). Non si sa ancora quali saranno le cifre per le immissioni in ruolo nelle diverse province, perché non si conoscono ancora i dati dei docenti perdenti posto. Rimangono le percentuali capestro del CCNI mobilità firmato da Cgil Cisl Uil e Snals.
La mobilità-lotteria si giocherà solo sul 40% dei posti totali calcolati sulle 9.600 cattedre aggiuntive  e sul numero dei pensionamenti che in alcune classi di concorso corrispondono a cifre davvero ridicole (dal 1 settembre 2017 andranno in pensione 13mila docenti a fronte dei 19mila del 2015). Tutto questo nonostante la scuola italiana sia tra le più vecchie d'Europa: i maestri hanno tutti più di 30 anni e il 44% di loro è sopra i 50; alle medie e alle superiori gli ultracinquantenni sono oltre il 57% e solo il 3% ha meno di 40 anni.
Oggi su questi numeri risicati di ampliamento dell'organico di diritto i sindacati complici minacciano la solita finta mobilitazione di fine anno scolastico.
È forse appena il caso di ricordare alla ministra e al MEF quanto incidono sul bilancio dello Stato le cause che i precari vincono in tutta Italia sulla parificazione degli anni di precariato con gli anni di ruolo sul piano delle progressioni di carriera e dei diritti negati. Lo pseudorisparmio che pensa di portare ancora avanti il ministro dell'economia Padoan non avrà che una sola certezza: la negazione della continuità e del diritto allo studio degli studenti e l'ennesima violazione del diritto al lavoro e alla stabilizzazione del personale precario.
Cgil Cisl e Uil sapevano già da tempo che la sceneggiata della ministra Fedeli non avrebbe portato a casa i 25mila posti promessi, perché le somme stanziate dalla legge di bilancio - 140 milioni di euro nel 2017 e solo dal 2018 400 milioni - non erano in alcun modo allineate con quella richiesta. Ma, con tutta evidenza, faceva comodo a entrambe le parti far credere che questa ennesima mobilità farsa avrebbe potuto riportare a casa tutti i docenti massacrati dall'algoritmo del 2016.

Cari colleghi sono ormai quasi sei mesi che questi sindacati gialli insieme al MIUR vi prendono in giro vantando la firma su un accordo che definimmo già a marzo uno "specchietto per le allodole".

Per non parlare dell'operazione di finto salvataggio della titolarità su scuola, attraverso l'opportunità di esprimere cinque preferenze su istituto nella domanda di mobilità. La verità è che organico unico e chiamata diretta daranno quest’anno più potere ai dirigenti scolastici. La chiamata diretta è anzi rafforzata dall’accordo sul coinvolgimento del collegio docenti che in queste ore si mostra per la nullità che è, mentre la legge 107 rimane in piedi senza alcuna reale forma di renitenza da parte dei lavoratori, anche a causa del pompieraggio di questi sindacati firmatari di contratti-farsa.

La lotta per gli organici l’allargamento delle risorse, che nulla c’entra con l’inutile potenziamento, è la lotta per una maggiore qualità del servizio pubblico, per una riduzione degli alunni per classe e riguarda l’intera categoria: docenti lontani dalla propria famiglia, docenti precari, universitari aspiranti docenti, docenti che coprono cattedre di potenziamento (più di 48mila) e che da insegnanti aspirano a lavorare sulla propria disciplina invece che fare i tappabuchi o svolgere inutili progetti. Di fronte alla complessità dei bisogni, che la scuola italiana oggi è chiamata a soddisfare, occorre ricordare ai ministri Fedeli e Padoan che questo scarso investimento sugli organici rappresenta una risposta vergognosa e inaccettabile. E la promessa di 3mila eventuali posti aggiuntivi suona solo come un’ulteriore ridicola presa in giro.