RINNOVO GRADUATORIE D’ISTITUTO DOCENTI: DALLE TABELLE ALLA BRACE

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Passata la scadenza per la presentazione delle domande per il rinnovo delle graduatorie d’Istituto del personale docente ed educativo, è possibile cominciare a fare un po' il bilancio dell'operazione lanciata non senza una certa enfasi dall'autoincensatorio governo “del fare”.

In breve: le novità ci sono, e sono quasi tutte pessime, anche se l'impianto resta sostanzialmente quello del “copia e incolla” che dura ormai dal millennio precedente.

L'anticipo della data di pubblicazione è più che altro fumo negli occhi: la presentazione delle domande coincide col periodo degli esami, al quale segue la sospensione delle lezioni, unico periodo utile per le ferie del personale delle segreterie. Risultato: il tempo per sbrigare le pratiche sarà sostanzialmente lo stesso del triennio precedente, a meno che tra le novità non ne sia prevista anche qualcuna che riguarda la fruizione delle ferie...

Nel frattempo la materia è diventata più complessa, in particolare con la creazione di quel Limbo che viene definito II fascia, riservato inizialmente ai distratti che avevano perso il treno giusto per entrare nelle graduatorie ad esaurimento.

Ora gli Istituti scolastici (cioè i malcapitati Assistenti Amministrativi) dovranno valutare centinaia di domande di personale abilitato, che per giunta dovrà ridichiarare tutto il complesso dei titoli e dei servizi maturati in carriera. E questo, da quanto si può vedere, senza nessun appoggio da parte degli uffici centrali e periferici, inclusi quelli che da anni sono deputati alla valutazione delle domande di inclusione in graduatoria del personale abilitato.

Per tutti aumentano in modo non indifferente la complessità e la confusione in materia di titoli valutabili, autocertificazioni e controlli e, nonostante le assicurazioni in materia, la manica è sempre più larga per titoli conseguiti e servizi prestati presso enti privati.

Sulle tabelle di valutazione, che molti sindacati hanno minacciato di seppellire sotto valanghe di ricorsi, non vale ovviamente la pena di spendere parole. Questi sindacati compensano la mancanza di volontà o l’incapacità di attuare azioni sindacali, “vendendo” prodotti giudiziari che ognuno potrebbe reperire autonomamente, senza bisogno del sindacato.

Sui prevedibili risultati possiamo già fare alcune anticipazioni: graduatorie zeppe di errori, controlli interminabili, che non faranno che aumentare le supplenze perse e/o i punteggi annullati, e i relativi contenziosi. Indipendente dalla tempistica di produzione delle graduatorie, che ben difficilmente potrà rispettare le ottimistiche previsioni del ministero, tantissimi supplenti saranno comunque dal punto di vista pratico “fino ad avente diritto”, in attesa che laboriosi controlli sulle dichiarazioni convalidino la validità del punteggio di chi consegue la supplenza, così come di chi precede o segue.

Noi pensiamo che gli unici contenziosi efficaci per porre termine a questo scempio noto ai più ma sempre più omertosamente negato sia di rivolgerlo contro i veri responsabili: ministro e dirigenti sempre più passacarte di disposizioni assurde e vessatorie.

Del resto, la recente riforma della pubblica amministrazione non fa che attaccare i lavoratori pubblici, negare salario e stabilizzazione ai precari, limitare l’intervento e l’efficacia degli enti pubblici, rendendoli strumento servile degli interessi dell’impresa. E si stupiscono se non ne siamo contenti!

 

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