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            <title>Rss Feed scuola.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di scuola.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Fri, 23 Oct 2026 22:40:50 +0200</pubDate>
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                        <pubDate>Fri, 23 Oct 2026 14:25:14 +0200</pubDate>
                        <title>Studenti e lavoratori uniti, un&#039;unica lotta contro la scuola della guerra. Blocchiamo le scuole insieme: 30 ottobre sciopero generale!</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/studenti-e-lavoratori-uniti-ununica-lotta-contro-la-scuola-della-guerra-blocchiamo-le-scuole-insieme-30-ottobre-sciopero-generale-1427.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">In pochi giorni le studentesse e gli studenti di tutta Italia hanno trasformato la loro rabbia in organizzazione. Dopo lo sciopero studentesco del 16 ottobre, da Roma al resto del Paese le scuole sono state occupate contro i circa 620 milioni di tagli all'istruzione previsti dalla Legge di Bilancio per il triennio 2026-2028, decisi da un Governo che sceglie di investire nella guerra e non nel futuro. Non solo una lotta organizzata da studenti e studentesse: anche i lavoratori e le lavoratrici dell’USB Scuola sostengono le occupazioni, perché le ragioni che le muovono sono le stesse che ogni giorno portano lavoratrici e lavoratori a scioperare contro salari poveri, precarietà e servizi pubblici smantellati.</p>
<p class="text-justify">Negli anni la scuola è stata trasformata in un meccanismo che fabbrica manodopera precaria, con lo scopo di abituare i giovani ad accettare frustrazione e ricatto e che riproduce le divisioni di classe funzionali al mercato del lavoro Quella che avevamo chiamato “scuola-gabbia” alcuni anni fa, per descrivere la rottura dell’ascensore sociale che si è prodotta nella società e fra i banchi. È una scuola che nega il diritto a una formazione libera, come dimostra la legge Valditara, con il divieto dell'educazione sessuo-affettiva nella scuola primaria, subordinata al consenso scritto dei genitori alle medie e alle superiori. Divide anche studentesse e studenti in base alla loro provenienza: con il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi prime e le multe ai genitori, il Governo usa le aule per fare propaganda razzista, trattando come un problema da distribuire tra le scuole ragazze e ragazzi che crescono nei nostri quartieri e studiano tra i nostri banchi.</p>
<p class="text-justify">Lo stesso sguardo ricade sul disagio giovanile. Ansia, isolamento e abbandono scolastico crescono in una generazione a cui si promette solo precarietà, e la risposta del Governo passa per voto in condotta, sospensioni e decreto Caivano. Una scuola che punisce invece di prendersi cura, trasforma il malessere in una colpa, mentre servirebbero più psicologi, più docenti, classi meno affollate e spazi in cui gli studenti possano decidere il loro futuro. Siamo di fronte a una torsione reazionaria che ha portato il movimento degli studenti a parlare di “scuola caserma”, d’altronde collimante con il processo di militarizzazione che investe tutta la società che stiamo contrastando come organizzazioni, e con campagne ampie che sosteniamo, come quella de “La conoscenza non marcia”.</p>
<p class="text-justify">Chi studia e chi lavora fa parte dello stesso blocco sociale. Le figlie e i figli delle famiglie che arrivano a fatica a fine mese vedono oggi le proprie scuole cadere a pezzi mentre i fondi vanno alle armi, e domani entreranno in un mercato del lavoro fatto di contratti a termine e sfruttamento. Dentro le stesse scuole docenti e personale ATA lavorano con salari che l'inflazione ha svuotato, con stipendi d'ingresso degli ATA sotto i 10 euro netti l'ora, carichi di lavoro crescenti e una burocrazia che sottrae tempo all'insegnamento. Anche per loro la scuola diventa ogni anno più autoritaria, tra controlli, ispezioni e richiami a chi esprime dissenso. Per questo l'alleanza di classe tra studenti e lavoratori è per noi una necessità politica, l'unico modo per opporsi a ricchi, potenti e guerrafondai che stanno scaricando su di noi il costo delle loro scelte.</p>
<p class="text-justify">Respingiamo il paternalismo di chi accusa i giovani di non capire e di chi vorrebbe ascoltarli solo dopo averli divisi tra buoni e cattivi. Le studentesse e gli studenti sanno benissimo di cosa parlano, perché le scuole che cadono a pezzi le vivono ogni giorno. Respingiamo anche la narrazione del governo: la stessa politica che finanzia il riarmo nega a ragazze e ragazzi gli strumenti per parlare di consenso, relazioni e violenza di genere, e poi pretende di insegnare loro come si protesta.</p>
<p class="text-justify">L'unica divisione che conosciamo e accettiamo è quella tra sfruttatori e sfruttati. Per questo il 30 ottobre saremo insieme nello sciopero generale, dai porti alle scuole agli ospedali, contro guerra, riarmo e carovita. Invitiamo studentesse, studenti, lavoratrici e lavoratori a riempire le piazze, perché nelle scuole come nei luoghi di lavoro la lotta è una sola, contro chi si arricchisce con la guerra sulle nostre vite.</p>
<p class="text-justify">Il 30 ottobre – grazie all’impegno del CALP-USB di Genova, a USB Porti e tanti altri sindacati internazionali, fra cui quelli aderenti alla Federazione Sindacale Mondiale – sarà anche sciopero mondiale dei porti. E’ un avvenimento storico che rafforza quella giornata, nella cui cornice si farà sentire l’Alleanza Studenti – Lavoratori della scuola che da tempo promuoviamo.<br /> Facciamo come in Francia: blocchiamo insieme le scuole, studenti e lavoratori uniti. Disertiamo le scuole della guerra, della repressione, del razzismo, dello sfruttamento, e riempiamo le piazze contro il carovita e la guerra, per una nuova scuola pubblica in una nuova società.</p>
<p class="text-justify">USB Scuola<br /> OSA - Opposizione Studentesca d'Alternativa</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 12:14:40 +0200</pubDate>
                        <title>USB Scuola: Il 30 ottobre docenti, personale ATA e studenti insieme nelle piazze di tutt’Italia per lo sciopero generale di USB!</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/usb-scuola-il-30-ottobre-docenti-personale-ata-e-studenti-insieme-nelle-piazze-di-tuttitalia-per-lo-sciopero-generale-di-usb-1218.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Lo sciopero generale del 30 ottobre contro guerra e carovita vedrà la Scuola come protagonista.</p>
<p>Vogliamo inondare le strade delle nostre città per rivendicare con forza <strong>salari adeguati</strong> all’inflazione attuale inclusiva dei costi energetici, uno <strong>stop</strong> definitivo alle <strong>politiche di guerra</strong> e al finanziamento della filiera bellica, <strong>assunzioni</strong> stabili dei 250 mila precari che ogni anno tengono aperte le scuole, il <strong>ritiro</strong> dei progetti di <strong>dimensionamento degli istituti</strong> e dei <strong>tagli</strong> al personale ATA previsti, <strong>edifici scolastici sicuri</strong> che non ci crollino sulla testa, lo <strong>stop</strong> alla <strong>formazione scuola-lavoro</strong> che è solamente una sottrazione di tempo allo studio e un addestramento al lavoro sfruttato per i nostri studenti, spesso in totale assenza di sicurezza, l’interruzione di ogni FSL, stage o tirocinio nelle aziende della <strong>filiera bellica</strong> e nelle <strong>caserme</strong> e strutture militari e della <strong>propaganda militarista</strong> dentro le scuole, il <strong>ritiro della riforma dei tecnici e della sperimentazione 4+2</strong>.</p>
<p>Lo stato attuale della crescita dei prezzi dei carburanti, che poi ricade su tutti i beni compresi quelli di prima necessità, comporta un <strong>impoverimento continuo del personale della scuola</strong>, docente e ATA, i cui stipendi coprono a malapena le spese di sussistenza: carburanti, bollette energetiche, affitti e mutui logorano il salario avvicinando sempre più la soglia di povertà. Alle proteste il governo risponde sempre con misure sempre più repressive: al <strong>decreto Valditara</strong> per una scuola razzista e marginalizzante, al disegno di <strong>legge 1004</strong> per imporre bavagli e sanzioni ad ogni discussione contro il genocidio in Palestina e gli attacchi in Libano e Iran da parte dell’entità Israeliana, si aggiungono i <strong>decreti “sicurezza</strong>” che rispondono alle proteste contro il carovita con il carcere.</p>
<p><strong>Faremo sentire la voce degli insegnanti, del personale ATA, insieme a quella degli studenti, il 30 ottobre in ogni piazza d’Italia!</strong></p>
<p><strong>Manifestiamo insieme compatti per salvare la scuola dalla deriva classista, razzista e repressiva e restituire dignità alle lavoratrici e ai lavoratori della scuola e alla scuola pubblica statale! </strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 19 Oct 2026 10:15:17 +0200</pubDate>
                        <title>USB Scuola: INTERVISTA A MARIA, DOCENTE DEL CCOO DI MADRID IN SCIOPERO A OLTRANZA</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/usb-scuola-intervista-a-maria-docente-del-ccoo-di-madrid-in-sciopero-a-oltranza-1025.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre in Italia ci prepariamo allo sciopero generale del 30 ottobre, a Madrid, oltre alle mobilitazioni per la casa esplose attorno al caso Maricarmen, i lavoratori della scuola hanno iniziato uno sciopero a oltranza.</p>
<p>Abbiamo contattato Maria, del sindacato di classe Comisiones Obreras.</p>
<p><strong>Può presentarsi?</strong></p>
<p>Sono María, docente di ruolo di Lingua e Letteratura Castigliana di scuola secondaria della Comunità di Madrid, oltre a far parte del gruppo dirigente della scuola come vicepreside. Lavoro nell’istruzione pubblica da 6 anni.</p>
<p>Sono iscritta al sindacato Comisiones Obreras, ma partecipo anche come docente all’assemblea del mio luogo di lavoro e a un’assemblea unitaria dei docenti nel comune in cui si trova il mio istituto.</p>
<p><strong>Come e perché è iniziata questa nuova ondata di mobilitazioni? Era prevista?</strong></p>
<p>La giornata del 14 ottobre è stata una giornata di mobilitazione, con una grande adesione allo sciopero da parte di tutti i lavoratori e le lavoratrici che eravamo state convocate. In particolare, nel mio istituto l’adesione è stata del 70% e nella mia zona i numeri sono simili, tra il 60% e il 70%.</p>
<p>Sono circa tre anni che andiamo avanti con mobilitazioni, picchetti e scioperi. La piattaforma rivendicativa è sempre la stessa: abbiamo iniziato a organizzarci per una riduzione delle ore di lezione frontale (dato che nella Comunità di Madrid lavoriamo le stesse ore dalla crisi del 2012, mentre nelle altre comunità quei tagli sono stati annullati, ma non a Madrid) e per una riduzione del numero di alunni per classe. Tuttavia, la Comunità di Madrid e il suo modello economico, che passa per il sottofinanziamento della scuola pubblica e il finanziamento della scuola paritaria, ha ignorato le rivendicazioni delle lavoratrici della scuola pubblica per tutti questi anni. A giugno abbiamo tenuto un’assemblea unitaria di tutti i sindacati di classe e delle organizzazioni politiche e si è deciso di andare allo sciopero a oltranza a partire da questo 14 ottobre, visto che le nostre condizioni non hanno smesso di peggiorare in questi anni (mancanza di docenti, di risorse per il sostegno, aumento della burocrazia, scuole ipersovraffollate, mancanza di personale di pulizia e di gestione, gruppi dirigenti che lavorano 12-13 ore al giorno a settembre e a giugno, aumento salariale, dato che, in proporzione al resto dello Stato, siamo quelli con meno potere d’acquisto in rapporto al costo della vita a Madrid, oltre alla riduzione del numero di alunni per classe e delle ore di lezione...). Anche il personale non docente è chiamato a partecipare allo sciopero, dato che ci sono sindacati che hanno dato questa copertura. Tuttavia, per esempio nel mio istituto, dove mancano personale di pulizia e collaboratori scolastici, quelli che ci sono sono convocati per i servizi minimi. Nella mia scuola la comunicazione con loro è costante e, anzi, stiamo costruendo ponti perché partecipino all’assemblea dei lavoratori.</p>
<p>Quanto all’università, le condizioni sono molto diverse, anche se siamo in contatto abbastanza stretto e al corrente delle rivendicazioni e delle lotte. Tuttavia, la circostanza è la stessa: pochi investimenti nell’istruzione pubblica.</p>
<p><strong>Perché uno sciopero a oltranza e cosa significa in pratica? I due calendari paralleli, quello del comitato unitario e quello di CSIF, indeboliscono o rafforzano la protesta?</strong></p>
<p>Abbiamo chiamato lo sciopero a oltranza perchè con gli scioperi di un giorno l’amministrazione non ha reagito né si è seduta a negoziare con noi. Siamo stanche e abbiamo deciso di andare fino in fondo. Credo inoltre che l’esempio delle compagne educatrici dell’infanzia, che sono in sciopero da quasi 9 mesi, o gli scioperi e le mobilitazioni dello scorso anno scolastico sia nelle Asturie sia a Valencia ci abbiano dato quel respiro e quella spinta di cui avevamo bisogno per prendere la decisione di farci avanti e dire: basta. Per il momento, tutte le assemblee di istituto abbiamo previsto un’adesione totale in questi primi tre giorni, e poi dovremo organizzarci per poter sostenere questo sciopero senza lasciare indietro nessuna compagna. Sono fondamentali il ruolo delle casse di resistenza e la solidarietà delle compagne che, per esempio, sono in servizio minimo.</p>
<p>D’altra parte, CSIF si è smascherato. È un sindacato corporativo che non è per la difesa degli interessi dell’istruzione pubblica, e lo vediamo, ancora una volta, con questa decisione di tirarsi fuori a una settimana dall’inizio dello sciopero. CSIF ha di nuovo cercato di giocare la propria partita, non rispettando gli accordi di un comitato di sciopero unitario, senza contare su nessuno e quindi mettendo i bastoni tra le ruote allo sciopero.</p>
<p><strong>L’assemblea unitaria del 24 giugno è stata definita storica: come si è arrivati a questa unità tra sigle così diverse? Cosa avete ottenuto in primavera e cosa è cambiato rispetto agli scioperi degli ultimi due o tre anni?</strong></p>
<p>L’unità arriva grazie a molta pressione nelle scuole e nelle piazze. Era da tempo che chiedevamo l’unità sindacale, perché alla fine ci ritrovavamo a fare mobilitazioni frammentate. Bisognava fare un passo avanti e dire: basta così. In fin dei conti è una responsabilità verso le lavoratrici e ci hanno ascoltate.</p>
<p>Credo che erano molti anni che l’istruzione pubblica madrilena non sperimentava un’unità come questa. Inoltre ha coinciso con quello che sembra un nuovo ciclo di mobilitazione. Le madrilene, e le spagnole, vediamo da tempo come questo sistema economico attacchi in modo sistematico i nostri diritti fondamentali come l’istruzione, la casa o la sanità.</p>
<p><strong>Come reagiscono studenti e famiglie? Ci sono organizzazioni studentesche (scuole superiori, università) che partecipano o si coordinano con voi?</strong></p>
<p>Gli studenti in generale stanno reagendo bene, c’è molta solidarietà. Il rapporto docente-alunno è di solito di fiducia, rispetto, affetto, riferimento... Loro vedono di prima&nbsp;mano la situazione in cui ci troviamo. Inoltre, sono loro a subire e vivere le conseguenze della situazione scolastica: il numero di alunni per classe, il fatto che le assenze dei docenti non vengano coperte, che non abbiamo risorse per poter offrire un’attenzione individualizzata, studiare in scuole fatiscenti, sporche, che si allagano quando piove, scuole dove le tecnologie informatiche si guastano di continuo… Nel comitato di sciopero ci sono organizzazioni studentesche e giovanili.</p>
<p><strong>Qual è la risposta dell’amministrazione regionale?</strong></p>
<p>Oggi (14 ottobre) abbiamo concluso la giornata di sciopero, dopo una grande manifestazione nel centro di Madrid, con le dichiarazioni della consigliera all’istruzione, che ha delegittimato lo sciopero e la mobilitazione, parlando di sciopero politico ed elettoralistico, di disordini e violenza.</p>
<p>In fondo è un modo per dire: non mi siederò a negoziare. Ma, beh, nulla di sorprendente per la politica del PP; noi sappiamo che trattiamo con il diavolo, perché ormai sono molti anni, a cui si aggiunge il discredito che hanno in questo momento partiti come il PP. Noi dobbiamo avere un orizzonte chiaro: bisogna continuare la lotta, senza fare un passo indietro.</p>
<p><strong>Che ruolo ha avuto l’esempio valenciano? Cosa ha ottenuto quel movimento e cosa ha imparato Madrid? Ci sono somiglianze o differenze con la Catalogna?</strong></p>
<p>Lo sciopero è stato convocato proprio mentre le compagne valenciane erano in lotta. Questo ha dato a molte di noi coraggio e forza: avere l’esempio che con organizzazione, unità e lotta possiamo vincere è il miglior incoraggiamento per cominciare e continuare la lotta.</p>
<p>Ci sono somiglianze tra le rivendicazioni di tutte le lavoratrici del settore pubblico in Spagna. Ma credo che anche a livello europeo sia così. In questi giorni ho seguito con grande attenzione le mobilitazioni in Francia, e la loro piattaforma rivendicativa e le loro richieste sono simili alle nostre.</p>
<p><strong>Come si colloca Madrid rispetto alle altre comunità in termini di stipendi, ore di lezione e investimenti? I sindacati indicano una differenza di circa 500 euro al mese con i Paesi Baschi nella secondaria: come incide sulla sua vita, tenendo conto degli affitti a Madrid? Lo sciopero sta trovando collegamenti con il movimento per la casa nato dopo lo sfratto di Maricarmen?</strong></p>
<p>Lo stipendio, come per qualsiasi lavoratore, è una questione fondamentale... Chi non vuole guadagnare di più? Tuttavia, gli stipendi vanno misurati in rapporto al costo della vita. E questo per noi, a Madrid, è una questione di sopravvivenza. Ho colleghe che, pur con un orario a tempo pieno, arrivano a fine mese con l’acqua alla gola perché devono destinare più del 60% dello stipendio all’affitto, per non parlare del risparmiare per versare l’anticipo di un mutuo. Naturalmente il nostro sciopero è collegato al movimento per la casa, dato che anche noi abitiamo in città. I prezzi della Comunità di Madrid sono inaccessibili anche per una categoria come la nostra e veniamo espulse dai nostri quartieri e comuni se vogliamo arrivare a fine mese... Per non parlare delle situazioni familiari e personali dei nostri studenti. È inammissibile questa situazione in uno Stato di diritto come la Spagna.</p>
<p><strong>Il colore politico del governo regionale fa davvero la differenza nel trattamento dei docenti? Servirebbe una mobilitazione statale?</strong></p>
<p>Credo di sì. Le politiche del PP sono neoliberiste e passano per la vendita a imprese private di tutti i servizi pubblici... È anche vero che io non ho conosciuto un altro partito al governo di questa comunità e ho 32 anni. Ma ho parlato con colleghe, familiari... E da un po’ di tempo a questa parte, le politiche di smantellamento dei servizi pubblici non danno tregua. D’altra parte, altri partiti politici hanno manifestato la volontà politica di sedersi almeno a negoziare. Quanto al coordinamento tra docenti di diverse comunità, i sindacati hanno rapporti attraverso le proprie strutture e la propria presenza nei vari territori, ma, essendo le competenze decentrate nelle comunità autonome, le condizioni di lavoro sono diverse e anche le rivendicazioni... Sarebbe opportuno partire da condizioni quadro, almeno il numero di alunni per classe, le ore di lezione o i fondi destinati in proporzione alle voci di bilancio autonomo, per esempio.</p>
<p><strong>C’è dialogo con altri settori in lotta (sanità, trasporti, servizi sociali) e l’idea di uno sciopero generale o di un fronte comune? C’è anche opposizione all’economia di guerra e al fatto che il bilancio della difesa sia l’unico che non verrà tagliato?</strong></p>
<p>Credo che dai tempi delle “maree” non ci sia una comunicazione stabile tra i settori in lotta, anche se poi tutte siamo in tutto. I sindacati di classe in questo hanno più facilità.</p>
<p>Tuttavia, in questo nuovo ciclo di mobilitazione, con uno sciopero generale all’orizzonte, spero che finiremo per convergere come facemmo nel 2014 con le Marce della dignità.</p>
<p><strong>Cosa possiamo fare qui in Italia, come lavoratori e lavoratrici, per sostenere concretamente la vostra lotta?</strong></p>
<p>Per esempio, con interviste come questa ci state già dando sostegno: siete un megafono per poter diffondere la nostra lotta. Che si sappia cosa stiamo facendo, che si sappia perché e che si parli di noi. Che la Spagna è più che spiagge, paella e turismo, che stiamo occupando le strade nelle principali città, che abbiamo uno sciopero generale dietro l’angolo perché abbiamo detto basta alle politiche neoliberiste che pretendono che rinunciamo ai diritti fondamentali come la casa, l’istruzione e la sanità. E che non ci arrendiamo. Per questo, non smettete di parlare di noi.</p>
<p>In fin dei conti, credo che, per ora, il modo migliore per sostenere la nostra lotta sia continuare a costruire ponti e a lavorare sulla solidarietà internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 17 Oct 2026 12:28:21 +0200</pubDate>
                        <title>USB Scuola in audizione al Senato: il DL 170 deve essere abrogato! 30 ottobre sciopero generale!</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 ottobre USB Scuola Università e Ricerca è stata audita dalla VII Commissione del Senato sul Decreto Legge 170, il cosiddetto “Decreto Scuola”. Nei sette minuti a disposizione abbiamo continuato a chiedere l’a<strong>brogazione della parte del decreto dedicata alla scuola</strong>.</p>
<p>La nostra posizione è stata chiara rispetto a quella di CGIL, CISL,UIL, Snals, Gilda e Anief, che hanno presentato proposte di modifica ma non hanno opposto resistenze all’impianto legislativo nel suo complesso. Poco o nulla è stato da questi obiettato sul tetto del 30% ed è stata del tutto accettata la riforma degli istituti tecnici, come è possibile ascoltare dalla registrazione dell’audizione <a href="https://webtv.senato.it/webtv/commissioni/decreto-scuola" target="_blank" rel="noreferrer">https://webtv.senato.it/webtv/commissioni/decreto-scuola</a> .</p>
<p>USB ha ribadito come il problema sta nell’idea di scuola che tiene insieme le norme: i problemi della scuola trattati come questioni di ordine pubblico e di controllo delle famiglie, di classismo ed emarginazione, mentre la scuola chiede personale, stabilità e risorse.</p>
<p>Un decreto-legge senza urgenza, quando l’urgenza sono gli organici precari e l’inclusione e la rimozione degli ostacoli come da Costituzione. L’ennesimo atto di propaganda sulla pelle dei più fragili. La propaganda razzista e classista di cui il testo è infarcito, la spinta sempre maggiore verso la scuola del capitale e del neoliberismo, senza risorse economiche aggiuntive, non può essere emendata ma va abrogata in toto.</p>
<p>Abbiamo proposto che sia attivato un piano di assunzioni concreto, considerato il numero di supplenze annuali e i docenti vincitori di concorso e abilitati presenti nelle GPS e nelle GM ancora in attesa e il numero consistente di personale ATA in possesso di tutti i requisiti; l’aumento dei docenti di italiano L2 e mediatori linguistico-culturali stabili; meno alunni per classe a partire dalle situazioni più difficili, stop al dimensionamento e investimenti nelle scuole di periferia; trasformazione dei posti di sostegno in deroga in organico di diritto e assunzione di chi li copre; CPIA con personale sufficiente e corsi per adulti in orari compatibili con il lavoro delle famiglie di recente immigrazione; basta ai percorsi di alternanza scuola-lavoro che sottraggono tempo studio ed istruiscono all’obbedienza e allo sfruttamento.</p>
<p>Per tutti questi motivi e non solo, siamo stati <strong>ieri in piazza con gli studenti</strong> in sciopero e saremo, insieme a tutte le lavoratrici e i lavoratori, allo <strong>sciopero generale del 30 ottobre</strong>.</p>
<h2><strong>No alla scuola del capitale!</strong></h2>
<h2><strong>No al governo razzista!</strong></h2>
<h2><strong>Blocchiamo tutto ancora una volta!</strong></h2>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 16 Oct 2026 17:09:11 +0200</pubDate>
                        <title>I RICCHI VOGLIONO LA GUERRA, I GIOVANI VOGLIONO IL FUTURO! IL 24 OTTOBRE A PIOMBINO DIBATTITO CONTRO IL RITORNO DELLA LEVA MILITARE. PREPARIAMOCI A DISERTARE E A LOTTARE!</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Sabato 24 ottobre alle ore 16:30 a Piombino presso la Sala di Quartiere di Salivoli (Lungomare Marconi 280) organizziamo un momento di dibattito e confronto tra diverse realtà giovanili e studentesche verso lo <strong>sciopero generale del 30 ottobre</strong> e la <strong>mobilitazione internazionale del 20 novembre contro la leva militare</strong>.</p>
<p class="text-justify">Il 2026 ha riservato ai diciottenni tedeschi una novità in grigioverde: vige infatti per loro a partire da quest’anno l’obbligo di sottoporsi a una visita medica e di compilare un questionario psico-attitudinale per verificare il loro interesse per il servizio militare. L’obbligo vige per ora solo per i maschi, mentre per le ragazze la pratica è facoltativa. Chi si sottrae rischia una multa e delle sanzioni amministrative. La misura si muove nel solco delle politiche del piano Rearm Europe: investimenti da centinaia di miliardi di euro in carri armati, aerei da combattimento, droni, pezzi di artiglieria ecc. Tutto a scapito di sanità, istruzione, trasporti pubblici, case popolari, aumento dei salari. E già questo… Ma poi, non scordiamocelo, tutti questi ritrovati tecnologici, serve che qualcuno li usi. E che venga addestrato, motivato e indottrinato a farlo. Se mancassero i volontari in numero sufficiente, qualcuno ha già pensato e deciso che si può sempre ricorrere alla vecchia coscrizione obbligatoria.</p>
<p class="text-justify">In Germania l’asticella è già stata fissata: 260.000 è il numero di soldati che dovranno essere in servizio attivo entro il 2035, quasi 80.000 in più di oggi. Per ora. Non sembra però che i giovani tedeschi siano particolarmente entusiasti e desiderosi di indossare la divisa: la martellante campagna di arruolamento ha portato finora al magro risultato di poco più di 500 nuove reclute nei primi nove mesi del 2026. Tanto da spingere il governo tedesco a valutare il ripristino della leva obbligatoria vera e propria già a metà 2027. Nel mentre, ad aprile 2026 è stata approvata una norma che vieta ai cittadini maschi tra i 17 e i 45 anni di lasciare il paese per più di 3 mesi senza una formale autorizzazione dell’esercito. Un passo (di marcia) dopo l’altro… verso la guerra?</p>
<p class="text-justify">Del resto il gran cancelliere Merz l’aveva già detto un anno fa: “Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno più in pace. Dobbiamo fare molto di più per la nostra sicurezza.” Gli faceva eco due mesi dopo il generale francese Fabien Mandon: “Se il nostro Paese vacilla perché non è pronto a perdere i suoi figli... o a soffrire economicamente perché la priorità deve essere la produzione militare, allora siamo davvero a rischio.”</p>
<p class="text-justify">… i giovani diserteranno!</p>
<p class="text-justify">E l’Italia? Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte dichiarato la sua intenzione di presentare un disegno di legge in Parlamento per creare una riserva militare che possa raggiungere i 40.000 effettivi tra qualche anno. Per cominciare. Dopotutto facciamo parte dell’UE e della NATO, mica si può stare a guardare! E la leva? Nel nostro paese è sospesa dal 2005. Sospesa appunto, non abolita. Basterebbe un semplice voto parlamentare per riattivarla. Forse che le superiori di 4 anni tanto sponsorizzate da questo governo servono a lasciare spazio per un bell’anno in caserma?</p>
<p class="text-justify">Ad ogni modo, gli studenti tedeschi hanno dato origine nell’ultimo anno a un movimento di protesta che ha coinvolto decine di migliaia di giovani in tantissime città della Germania: uno “Sciopero scolastico contro la leva” che punta ad essere sempre più forte ed esteso, con l’obiettivo di imporre al governo tedesco di fare dietrofront sul ripristino della leva obbligatoria. L’appello del movimento alla gioventù di tutta Europa è espresso chiaramente da uno slogan che è già stato potentemente raccolto dalle mobilitazioni degli studenti e delle studentesse in Francia di queste settimane: “I ricchi vogliono la guerra, i giovani vogliono il futuro” E dunque scioperare e protestare contro il ritorno della leva militare, di qualunque tipo essa sia. Ribellarsi oggi, per non ritrovarsi arruolati a forza domani.</p>
<p class="text-justify">Verso lo <strong>sciopero generale del 30 ottobre</strong> e la <strong>mobilitazione internazionale del 20 novembre contro la leva</strong></p>
<p class="text-justify">Crediamo sia finito il tempo di aspettare e di sperare di salvarsi il culo da soli mentre là fuori il mondo brucia e i tamburi di guerra risuonano sempre più minacciosi e vicini. Se dev’essere guerra, scegliamoci almeno i nemici giusti: i governi che vogliono mandarci al fronte a sparare ad altri giovani o ad altri poveracci come noi. Non moriremo e non uccideremo in nome della civiltà che ha distrutto ogni valore diverso dal denaro e che ha coperto e finanziato il genocidio israeliano a Gaza.</p>
<p class="text-justify">Nella solidità di questa convinzione, promuoviamo un primo momento di formazione, discussione e di incontro tra varie realtà studentesche e giovanili del territorio e non. Per iniziare a costruire un’alleanza tra studenti e insegnanti volta a sabotare l’ingranaggio della guerra in cui vorrebbero stritolare ancora una volta i corpi e le menti della gioventù.</p>
<p class="text-justify">Da ultimo, ma non per ordine di importanza, rilanciamo la campagna nazionale &quot;<strong>La Conoscenza non Marcia. Per un’istruzione e una ricerca libere dalla militarizzazione</strong>&quot;. Per firmare la petizione, basta cliccare qui:&nbsp;<a href="https://laconoscenzanonmarcia.com/" target="_blank" rel="noreferrer">https://laconoscenzanonmarcia.com/</a></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 12 Oct 2026 11:05:26 +0200</pubDate>
                        <title>ORA BASTA! IL 30 OTTOBRE IL PERSONALE ATA INCROCIA LE BRACCIA: SCIOPERO GENERALE USB!</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/ora-basta-il-30-ottobre-il-personale-ata-incrocia-le-braccia-sciopero-generale-usb-1108.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Spesso invisibili agli occhi della politica e dei governi, ma fondamentali per tenere aperte e far funzionare le scuole ogni giorno.&nbsp;<br /> Il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) rompe il silenzio. Venerdì 30 ottobre 2026 incrociamo le braccia nello Sciopero Generale proclamato dall'USB. Non è più una scelta, è un atto di dignità e di rivolta contro l'indifferenza!&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Mentre le risorse pubbliche vengono sottratte ai servizi essenziali come la scuola, noi rimaniamo al palo. Ecco perché scioperiamo:<br /> Gli stipendi più bassi dello Stato! A inizio carriera non si raggiungono nemmeno i 10 euro netti all'ora.&nbsp; Una miseria inaccettabile che offende chi garantisce la sicurezza e l'apertura degli istituti. Aumenti ridicoli contro l'inflazione. I&nbsp;prezzi e il costo della vita continuano a impennarsi, mentre gli ultimi rinnovi contrattuali non coprono minimamente la perdita del nostro potere d'acquisto.&nbsp; Più responsabilità, zero tutele. Ci caricano di mansioni e responsabilità sempre più complesse e pesanti, ma senza compensi adeguati né corsi di formazione adeguati alla nostra mansione.</p>
<p class="text-justify">Tagli continui all'organico: Subiamo costanti e insensati tagli al personale, lasciando le scuole in perenne carenza e i lavoratori rimasti sotto un carico di lavoro insostenibile.</p>
<p class="text-justify">Niente buoni pasto, turni infiniti: Lavoriamo regolarmente dalle 7 alle 9 ore al giorno, ma a differenza del resto del pubblico impiego, al personale ATA è negato persino il diritto ai buoni pasto.</p>
<p class="text-justify">Condizioni climatiche estreme: Lavoriamo d'estate in uffici e plessi surriscaldati e senza condizionatori, e d'inverno, durante i periodi di sospensione delle lezioni, veniamo lasciati spesso negli istituti al gelo e senza riscaldamento.</p>
<p class="text-justify">Lo sciopero non è un danno alla scuola, ma la difesa della scuola pubblica. Se crolla la dignità e il rispetto per il personale ATA, crolla tutto il sistema scolastico.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Venerdì 30 ottobre blocchiamo tutto! Uniamo le lotte e riprendiamoci i nostri diritti.&nbsp;<br /> La dignità non si baratta. Rispetto e salario per il personale ATA!</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 11 Oct 2026 13:12:59 +0200</pubDate>
                        <title>A SCUOLA NESSUNO/A È STRANIERO/A! Assemblea cittadina a Roma, Mercoledì 14 Ottobre ore 17 a Piazza dei Mirti, per organizzarci contro questo nuovo decreto scuola</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/a-scuola-nessuno-a-e-straniero-a-assemblea-cittadina-a-roma-mercoledi-14-ottobre-ore-17-a-piazza-dei-mirti-per-organizzarci-contro-questo-nuovo-decreto-scuola-1316.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo decreto scuola è una vergogna: dal tetto del 30% agli studenti e alle studentesse stranieri/e nelle classi, al divieto di velo integrale per le studentesse, fino ad arrivare alle multe salatissime per i genitori degli studenti stranieri che non imparano l’italiano; la misura è colma! Basta con l’odio e il razzismo di stato.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Il governo Meloni e il ministro dell’Istruzione Valditara cercano di distrarci dai veri problemi della scuola: dall’edilizia fatiscente, all’annoso problema del precariato nel corpo docente e ATA, alla carenza di organico nelle scuole data dai continui tagli sul personale, tentando di scaricare le loro colpe e i loro fallimenti sui migranti e i più deboli. Studenti e studentesse e i loro genitori, lavoratori e lavoratrici della scuola, migranti e donne, sanno bene quale è il vero nemico da combattere: le politiche razziste e reazionarie del governo Meloni, che invece di investire nuove risorse sulla scuola continua a sottrarle per spendere in armi. È giunto il momento di prendere esempio dalla Francia, e scendere in piazza per opporci alla deriva guerrafondaia, razzista e repressiva del presente per salvare la scuola. Dobbiamo far arrivare il nostro messaggio forte e chiaro: non abbiamo bisogno di più armi, ma di più scuole, che siano libere e per tutte e tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A scuola nessuno/a è straniero/a!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È giunto il momento di organizzarci contro questo attacco alla scuola, e rispedire al mittente questo decreto vergognoso, per questo ci vediamo mercoledì 14 ottobre alle ore 17 a piazza dei Mirti, per discuterne tutte e tutti insieme in assemblea.</p>
<p><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong></p>
<p>USB Scuola</p>
<p>OSA&nbsp; Roma</p>
<p>USB migranti</p>
<p>Movimento per il diritto alla’bitare</p>
<p>Donne de Borgata</p>
<p>Cambiare Rotta</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 10 Oct 2026 09:22:39 +0200</pubDate>
                        <title>Scuole e porti ancora uniti. Contro guerra, carovita e genocidio, il 30 ottobre è sciopero generale.</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/scuole-e-porti-ancora-uniti-contro-guerra-carovita-e-genocidio-il-30-ottobre-e-sciopero-generale-0924.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Al mondo della scuola pubblica italiana, alle organizzazioni studentesche, alle organizzazioni sindacali di settore, alle associazioni per la difesa della scuola costituzionale, della pace, dell'accoglienza, del miglioramento sociale, alla scuola che si è battuta e si batte per la Palestina, contro tutte le ingiustizie e le discriminazioni.</p>
<p class="text-justify">Cari amici, con molti di voi stiamo condividendo da tempo percorsi densi di valore, contro il genocidio in Palestina, contro la sempre più invasiva militarizzazione delle scuole e contro quel processo di progressivo adattamento all'idea della guerra che permea la nostra società.<br /> La nostra organizzazione ha messo in piedi un percorso di costruzione con altre organizzazioni sindacali di diversi paesi europei che ha individuato nel 30 ottobre la data di uno sciopero internazionale dei porti. Le adesioni aumentano e ormai riguardano più continenti. Siamo di fronte a un piano di lotta internazionale che non si vedeva da decenni, segno che un pezzo di classe lavoratrice prende parola contro l'economia di guerra e le condizioni materiali in termini di salari e costo della vita che essa produce. È un nesso sempre più chiaro per tanti e che deve trovare nel nostro mondo un percorso analogo: noi non lavoriamo per la guerra, vogliamo salari adeguati, democrazia sui posti di lavoro, messa in sicurezza di strutture ed edifici, fine del precariato.</p>
<p class="text-justify">La stagione del &quot;Blocchiamo tutto&quot;, con le straordinarie mobilitazioni del 22 settembre e del 3 ottobre, ha visto il mondo della scuola scendere nelle piazze e costruire una vera mobilitazione popolare, dimostrando che quando usciamo dai tatticismi sindacali i lavoratori e le lavoratrici sono dalla nostra parte.</p>
<p class="text-justify">I portuali hanno lanciato il &quot;Blocchiamo tutto&quot;, le scuole hanno fermato il Paese.</p>
<p class="text-justify">Oggi guerra e carovita sono le parole d'ordine che attraversano le piazze studentesche in giro per l'Europa, un segnale di risveglio che abbiamo il compito di attivare anche nel nostro Paese. Dalle scuole e dai porti deve partire l'attacco alle logiche di guerra che svuotano le tasche dei lavoratori e delle lavoratrici del nostro paese. Il 4 novembre si avvicina con tutta la sua retorica patriottarda e militarista, e anche quel giorno faremo vivete gli stessi temi nelle piazze di tutta Italia. Tanto più forte sarà il 30, tanto più il 4 raccoglierà un sentimento diffuso di opposizione alla guerra.</p>
<p class="text-justify">Questo meccanismo non passa da una singola data, ma da un ciclo di lotte che riporti la politica e le rivendicazioni sindacali nella discussione diffusa tra colleghe e colleghi.</p>
<p class="text-justify">Malessere, insoddisfazione, stress e senso di impotenza sono ormai un sentimento diffuso nella categoria, ma sono il frutto di un modello che non lascia più spazio a una scuola come strumento di emancipazione.</p>
<p class="text-justify">La &quot;grande divisione&quot; di cui parla Christian Laval, la profonda accentuazione dei divari sociali, insomma la scuola di classe, è oggi una realtà. Le riforme di tecnici e professionali ne sono la formalizzazione.</p>
<p class="text-justify">Il 30 ottobre serve dare un segnale, ma non deve esaurirsi in quella giornata: va pensato come un percorso che formi una nuova generazione di attivisti e agitatori nelle scuole. Se non affrontiamo di petto questa questione continueremo a fare lotte di resistenza, ma non avremo mai le condizioni del rilancio.</p>
<p class="text-justify">Dobbiamo portare in piazza lavoratrici e lavoratori consapevoli che il giorno dopo si apre un lavoro che non sarà breve e che deve avere al centro la critica della scuola neoliberale, dei suoi agenti, dei suoi obiettivi, del suo nesso sempre più visibile con un orizzonte distruttivo che non possiamo permettere travolga i nostri ragazzi e noi stessi.</p>
<p class="text-justify">Il 30 ottobre non è né troppo presto né troppo tardi. Usciamo dalla logica delle singole mobilitazioni, perché quell'idea produce frustrazione e riflusso. Le scuole sono un fronte decisivo nel piano di trasformazione della società: è lì che dobbiamo riaprire le contraddizioni.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 18:49:14 +0200</pubDate>
                        <title>USB Scuola intervista Anouk, attivista CGT dell&#039;organizzazione &quot;Autonomia di classe&quot;</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/usb-scuola-intervista-anouk-attivista-cgt-dellorganizzazione-autonomia-di-classe-1851.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">In questa fase di fortissima mobilitazione nelle scuole francesi, mobilitazione che anche in Italia inizia ad accendersi, USB Scuola ha intervistato Anouk, insegnante e militante CGT dell’organizzazione &quot;Autonomia di classe&quot;.&nbsp;<br /> Pubblichiamo la sua intervista che evidenzia come la situazione sia molto simile in Francia e in Italia e rispondiamo chiaramente all’appello finale: la mobilitazione in Italia c’è e si manifesterà con molta chiarezza il 30 ottobre!</p>
<p class="text-justify"><strong>*1. Come e perché è iniziata questa nuova ondata di mobilitazione? Era prevista o meno?*</strong><br /> Questa nuova ondata di mobilitazione è iniziata in una scuola della periferia parigina (Paul Éluard), particolarmente colpita dalla mancanza di risorse. Si è allargata molto rapidamente a numerosi istituti in tutta la Francia. No, non era prevista, ma ci troviamo in un contesto in cui sentiamo che molte persone sono pronte a lottare e a scendere in strada. La mobilitazione degli studenti delle superiori è iniziata nel contesto della diffusione di un appello a riprendere il movimento dei &quot;gilet gialli&quot; il 17 ottobre.</p>
<p class="text-justify"><strong>*2. Quali sono gli obiettivi degli studenti e dei professori? Qual è la situazione negli istituti scolastici per quanto riguarda organici, salari, risorsei e stato degli edifici? Quali sono i tagli al bilancio previsti per l'istruzione nazionale?*</strong><br /> Gli obiettivi degli studenti sono il miglioramento delle condizioni di insegnamento, in particolare il miglioramento degli edifici, il miglioramento degli orari distrutti dalla nuova riforma della maturità (baccalauréat), la sostituzione dei professori assenti, degli assistenti per l'inclusione (AESH), degli psicologi, ecc. Tuttavia, la mobilitazione è anche estremamente politica, con rivendicazioni a favore della Palestina, contro l'islamofobia, contro il razzismo e contro il Rassemblement National (RN). Non c'è stato necessariamente un taglio di bilancio previsto specificamente, ma un insieme di tagli di bilancio recenti.</p>
<p class="text-justify"><strong>*3. La lotta si allargherà ad altri settori o no?*</strong><br /> I sindacati hanno indetto uno sciopero per il 6 ottobre. Questo rappresenta un punto di appoggio per sperare in un allargamento ad altri settori; tuttavia, penso che questo sciopero sarà seguito essenzialmente dagli insegnanti e che sarà necessario un maggiore lavoro interprofessionale per garantire l'allargamento a nuovi settori.</p>
<p class="text-justify"><strong>*4. C'è anche un'opposizione all'economia di guerra e al fatto che il bilancio del settore difesa sarà l'unico a non essere tagliato?*</strong><br /> La questione del complesso militar-industriale era presente, ma mi sembra che non sia al centro del movimento, che si organizza maggiormente contro il degrado delle condizioni di insegnamento e contro il trattamento degli studenti dei quartieri popolari, e quindi contro il razzismo.</p>
<p class="text-justify"><strong>*5. Cosa possiamo fare qui in Italia, come lavoratori e lavoratrici, per sostenere la vostra lotta e mostrare solidarietà in modo concreto?*</strong><br /> Il modo migliore per sostenerci è costruire la mobilitazione in Italia nel settore dell'istruzione contro i tagli al bilancio, contro il razzismo e contro il fascismo. In Francia il movimento è pesantemente represso; più il sostegno sarà generalizzato, meno la repressione potrà essere feroce.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 07 Oct 2026 17:56:08 +0200</pubDate>
                        <title>SOLIDARIETÀ A GIORGIO CREMASCHI: LA LIBERTÀ DI CRITICA NON SI QUERELA</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/solidarieta-a-giorgio-cremaschi-la-liberta-di-critica-non-si-querela-1757.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB Scuola esprime la propria piena solidarietà a Giorgio Cremaschi, oggetto di una denuncia penale e di un’azione civile promosse dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in relazione alle sue dichiarazioni sulle politiche del Ministero nei confronti degli studenti palestinesi.</p>
<p>Le parole di Cremaschi esprimono una posizione che USB Scuola condivide e che abbiamo assunto pubblicamente da tempo: la scuola italiana non può diventare luogo di schedatura, discriminazione o silenziamento del dissenso, né può essere sottratta al confronto politico e civile sulle responsabilità del governo italiano di fronte a quanto accade in Palestina.</p>
<p>Per questo consideriamo particolarmente grave che la risposta del ministro a una critica politica sia il ricorso agli strumenti giudiziari, con una denuncia penale e una richiesta di risarcimento.</p>
<p>Non è soltanto Giorgio Cremaschi a essere chiamato in causa. È il diritto di criticare pubblicamente l’operato di un ministro, di contestarne le politiche e di organizzare il dissenso che viene messo sotto pressione.</p>
<p>USB Scuola non si farà intimidire.</p>
<p>Siamo stati tra le organizzazioni che hanno denunciato la gravità della richiesta del Ministero di rilevare la presenza degli studenti palestinesi nelle scuole italiane. Abbiamo contestato allora, e contestiamo oggi, ogni tentativo di introdurre nella scuola distinzioni fondate sulla nazionalità o sull’origine degli studenti.</p>
<p>Allo stesso modo, contestiamo il nuovo limite del 30% agli studenti con cittadinanza non italiana previsto dal decreto scuola. Non si combattono le disuguaglianze separando gli studenti sulla base della cittadinanza. Si investe nella scuola pubblica, negli organici, nella mediazione linguistica, nel diritto allo studio e nella qualità dell’istruzione.</p>
<p>Queste misure si inseriscono, a nostro giudizio, in una trasformazione della scuola che restringe gli spazi di partecipazione e di dissenso e introduce una concezione sempre più gerarchica, selettiva e discriminatoria dell’istruzione pubblica.</p>
<p>USB Scuola rivendica il diritto di contestare apertamente le politiche del Ministero, di denunciare ogni forma di discriminazione e di schierarsi contro la guerra, contro il genocidio a Gaza e per il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione.</p>
<p>Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo. La critica all’azione di governo è un diritto, il dissenso non è un reato, la solidarietà alla Palestina non si denuncia.</p>
<p>Per questo siamo al fianco di Giorgio Cremaschi.</p>
<p>Non ci intimidiscono le denunce e le richieste di risarcimento. Continueremo a prendere parola, a mobilitarci e a portare nelle scuole e nelle piazze la nostra opposizione alle politiche discriminatorie e autoritarie del Ministero Valditara.</p>
<p>USB Scuola</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 06 Oct 2026 15:45:20 +0200</pubDate>
                        <title>A SCUOLA NESSUNO/A È STRANIERO/A: la diretta dell&#039;assemblea</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/a-scuola-nessuno-a-e-straniero-a-la-diretta-dellassemblea-1548.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Trasmettiamo la diretta dell'assemblea che resterà a disposizione per chi volesse rivederla</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:25:10 +0200</pubDate>
                        <title>A scuola nessuno/a è straniero/a Assemblea online, martedì 6 ottobre ore 17:30</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/a-scuola-nessuno-a-e-straniero-a-assemblea-online-martedi-6-ottobre-ore-1730-1229.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dal primo ottobre è in vigore il decreto-legge 170. Mette un tetto del 30% agli alunni con cittadinanza non italiana nelle classi prime, autorizza a spostarli in altre scuole, segnala ai servizi sociali i genitori che non parlano bene l'italiano e li multa fino a 1.000 euro se non frequentano i corsi, introduce sanzioni per il volto coperto. In un solo testo il governo usa la scuola per dividere, schedare e punire, proprio mentre taglia personale, accorpa istituti e lascia migliaia di cattedre e posti di sostegno ai precari.</p>
<p>Nello stesso momento arriva in Aula alla Camera, dopo il sì del Senato, il DDL Antisemitismo. Il testo adotta la definizione IHRA con i suoi indicatori, che sovrappongono la critica allo Stato di Israele all'odio contro gli ebrei. Prevede attività obbligatorie nelle scuole contro l'antisemitismo &quot;incluso l'antisionismo&quot; e procedure di segnalazione negli istituti e negli atenei. Per chi insegna e per chi studia significa una cosa precisa: parlare in classe del genocidio in Palestina può diventare un caso da segnalare. Dopo la scuola che seleziona gli alunni, il governo costruisce la scuola che controlla quello che si può dire.</p>
<p>Il Decreto Legge 170 e il DDL antisemitismo non riguardano solo la scuola. È lo stesso schema che vediamo nelle periferie, dove gli sfratti spingono fuori le famiglie popolari e le scuole diventano &quot;ghetto&quot; per scelta politica. Lo vediamo nei corpi delle donne, usati come pretesto per leggi di ordine pubblico. Lo vediamo nei bilanci dello Stato, dove i soldi per armi e riarmo crescono e quelli per istruzione, casa e sanità diminuiscono, mentre il governo resta complice del genocidio in Palestina.</p>
<p>In Francia studenti e docenti hanno già risposto. Dalla fine di settembre centinaia di licei sono stati bloccati contro classi sovraffollate, docenti mancanti ed edifici fatiscenti, e la protesta si è unita allo sciopero del pubblico impiego contro la manovra. In tutta Europa si prepara lo sciopero studentesco internazionale del 20 novembre.</p>
<p>Con l'assemblea del 6 ottobre vogliamo costruire una risposta comune: studenti, lavoratrici e lavoratori della scuola, famiglie, movimenti per la casa e delle donne. Partiamo dalle scuole per opporci al DL 170 e al ddl antisemitismo e mettere in campo una mobilitazione contro un modello che seleziona, sposta, multa e mette a tacere.</p>
<p>Ci vediamo in assemblea. Nessuno/a è straniero/a nella scuola pubblica statale.</p>
<p>USB Scuola, OSA, Donne Contro Guerra e Genocidio, Donne de Borgata, Movimento Diritto all'Abitare</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 01 Oct 2026 15:54:31 +0200</pubDate>
                        <title>USB Scuola: 14 milioni ai Dirigenti Scolastici e fondi a tutor e orientatori. A lavoratrici e lavoratori della scuola niente!</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/usb-scuola-14-milioni-ai-dirigenti-scolastici-e-fondi-a-tutor-e-orientatori-a-lavoratrici-e-lavoratori-della-scuola-niente-1556-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo ha approvato un provvedimento sulla scuola che prevede per l'anno scolastico 2025/2026 uno stanziamento di 14 milioni di euro lordi per i dirigenti scolastici, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il divario retributivo rispetto agli altri dirigenti pubblici. Le risorse confluiranno nel Fondo Unico Nazionale per il 2026 e finiranno direttamente nella retribuzione variabile e nei premi di risultato dei presidi. Accanto a questa misura, il testo stanzia fondi anche per le figure di tutor e orientatori.</p>
<p>Colpisce innanzitutto la provenienza del denaro. La copertura non arriva da nuove risorse, ma dal riutilizzo di capitoli di spesa autorizzati dalla &quot;Buona Scuola&quot; del 2015 e dalla legge di stabilità del 2016. Quando serve premiare le figure apicali, quindi, i fondi si trovano riallocando vecchie dotazioni. Quando si chiede di rinnovare i contratti, recuperare l'inflazione e stabilizzare i precari, si risponde che non ci sono risorse.</p>
<p>Il divario retributivo esiste, ma riguarda anzitutto docenti e personale ATA, che hanno stipendi tra i più bassi d'Europa e hanno visto erodere il proprio potere d'acquisto da anni di rinnovi tardivi e insufficienti. Un collaboratore scolastico o un insegnante di ruolo con vent'anni di servizio non ricevono un fondo dedicato per colmare la distanza dalle altre amministrazioni. Ricevono la richiesta di fare sempre di più, con classi più numerose e organici sempre più ridotti.</p>
<p>Sul fronte di tutor e orientatori, il giudizio di USB è altrettanto netto. Si moltiplicano mansioni aggiuntive, pagate con incentivi una tantum e sottratte alla contrattazione, mentre la scuola ha bisogno di un incremento sostanzioso di personale stabile, di cattedre coperte dal primo giorno di settembre e di tempo per la didattica. Creare ruoli intermedi e remunerazioni accessorie crea fratture tra le lavoratrici e i lavoratori, gerarchizza il lavoro e scarica sugli insegnanti nuovi compiti senza riconoscere l'impegno su tutto il resto.</p>
<p>La direzione è quella che USB denuncia da tempo: una scuola sempre più verticale, in cui le risorse si concentrano su dirigenza e figure di sistema, mentre la parte più ampia del lavoro resta senza adeguamenti. Gli stipendi variabili e i premi di risultato legano la remunerazione alla valutazione e alla discrezionalità del dirigente, e si allontanano dall'idea di una retribuzione certa e uguale per tutti.</p>
<p>USB Scuola chiede il rinnovo del contratto con aumenti che recuperino realmente l'inflazione, il superamento dei fondi accessori distribuiti in modo discrezionale e l'assunzione su posto vacante dei precari, anziché la moltiplicazione di incarichi aggiuntivi. Le risorse per la scuola devono andare a chi la scuola la fa ogni giorno.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 30 Sep 2026 12:15:00 +0200</pubDate>
                        <title>A SCUOLA NESSUNO/A È STRANIERO/A: MATTARELLA NON FIRMI! Organizziamoci per fermarli </title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/a-scuola-nessuno-a-e-straniero-a-mattarella-non-firmi-organizziamoci-per-fermarli-assemblea-online-martedi-6-ottobre-ore-1730-1145.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Assemblea online - martedì 6 ottobre ore 17.30</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Striscioni, scioperi, assemblee: contro il nuovo e razzista “Decreto Scuola” del Governo Meloni, si è alzato in tutta Italia il grido di protesta della scuola.<br /> &nbsp;<br /> A quelle dei promotori dell’appello “Mattarella non firmi”, si sono aggiunte centinaia di firme di chi non vuole restare a guardare inerme la possibile approvazione di questo obbrobrio razzista, quello del tetto del 30% degli studenti stranieri in classe, delle sanzioni per le famiglie e del divieto di burqa e niqab. Quella del Governo Meloni non è solo propaganda razzista. Esiste una questione profonda e strutturale, quella delle disuguaglianze socio-economiche di partenza dei giovani, che aggrava ulteriormente il provvedimento.</p>
<p>Nel momento più concitato non possiamo fermarci.</p>
<p>Organizziamoci: <strong>martedì 6 ottobre</strong> incontriamoci online, alle <strong>17:30</strong>, in una grande assemblea per organizzare i prossimi passi della lotta.</p>
<p>Come lavoratrici, lavoratori, studentesse e studenti, ma anche associazioni della scuola, del mondo dell’educazione e della formazione, della società civile indisponibile a questa torsione reazionaria.</p>
<p>Salviamo la scuola!</p>
<p>Invitiamo tutte e tutti a seguire l'incontro sul sito <strong>scuola.usb.it</strong>, sul <strong>canale Youtube USB Scuola</strong> e sulla <strong>pagina Facebook USB Scuola</strong>, dove sarà possibile interagire tramite messaggi.&nbsp;<br /> L’assemblea è a libero accesso sui canali sopra indicati e basterà collegarsi o su Youtube o su Facebook per seguire. Non verranno inviati link per il collegamento.</p>
<p>USB Scuola</p>
<p>OSA</p>
<p>Movimento Diritto all'Abitare</p>
<p>Donne contro guerra e genocidio</p>
<p>Donne de borgata</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 27 Sep 2026 15:01:29 +0200</pubDate>
                        <title>Mattarella non firmi il decreto razzista: salviamo la scuola dalla propaganda!</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/mattarella-non-firmi-il-decreto-razzista-salviamo-la-scuola-dalla-propaganda-1505-2.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo Meloni porta al Consiglio dei Ministri un Decreto che impone un tetto del 30% agli alunni stranieri in classe, vieta niqab e burqa in aula e minaccia multe fino a 1.000 € ai genitori stranieri che non conoscono bene la lingua italiana, mentre la Lega arriva a proporre la revoca del permesso di soggiorno alle famiglie che non mandano le figlie a scuola. È un provvedimento che classifica gli alunni e le alunne per cittadinanza e trasforma la scuola pubblica in un dispositivo di respingimento e in palcoscenico da campagna elettorale.</p>
<p>Lo abbiamo già scritto chiaramente e adesso lo ribadiamo:<strong> i numeri smentiscono l'allarme che il Governo agita</strong>. Le alunne che indossano il velo integrale sono solo circa 5/600 su tutto il territorio nazionale. Gli alunni con background migratorio sono circa 931 mila, l'11,6% del totale, e due terzi sono nati e cresciuti in questo Paese: sono italiani in tutto tranne che sulla carta. Una circolare identica esiste dal 2010 ed è rimasta lettera morta, perché il problema non è mai stato di natura pedagogica: le famiglie vivono dove gli affitti costano meno, in periferie abbandonate dallo Stato. Infine, l'idea di colpevolizzare la lingua d'origine in famiglia è una vera e propria follia pedagogica, oltre che una misura punitiva e classista, nei fatti ipocrita e non applicabile.</p>
<p>Il Governo, invece di investire risorse su case, servizi e organici, scarica il conto sui bambini e le bambine nati o cresciuti in questo Paese con un decreto che - numeri alla mano - serve solo ad alimentare la caccia al 'nemico interno' invece che affrontare i veri problemi della scuola e del Paese.</p>
<p>Questo decreto non nasce da solo. È un altro pezzo della stessa deriva che spinge la scuola pubblica statale verso la logica della caserma e del controllo, la stessa che sindacati, associazioni, organizzazioni e collettivi studenteschi denunciano da tempo.</p>
<p><strong>Chiediamo apertamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non apporre la propria firma su questo Decreto. Selezionare i bambini e le bambine per cittadinanza viola l'articolo 34 della Costituzione, che vuole la scuola aperta a tutti, e l'articolo 3, che vieta ogni distinzione di razza e condizione personale.</strong></p>
<p>Non ci sarà tetto, muro o decreto capace di fermare la mobilitazione di chi nella scuola pubblica statale ci lavora e ci crede.</p>
<p>La nostra risposta a questo Governo è più organico, più docenti, più ATA, per un'integrazione vera di tutte e di tutti!</p>
<p><strong>Per aderire o firmare l'appello scrivere a: <a href="mailto:mattarellanonfirmi@gmail.com">mattarellanonfirmi@gmail.com</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Primi firmatari:</strong></p>
<p>USB Scuola</p>
<p>USB Migranti e Immigrati</p>
<p>Osa - Opposizione Studentesca d'Alternativa</p>
<p>Donne contro guerra e genocidio</p>
<p>Donne de borgata</p>
<p>Movimento per il diritto all'abitare</p>
<p>Antropolog@ per la Palestina</p>
<p>Sanitari per Gaza</p>
<p>Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti</p>
<p>Tavolo No AD</p>
<p>Seconda generazione</p>
<p>Centro internazionale crocevia</p>
<p>CRED</p>
<p>Cambiare Rotta - Organizzazione Giovanile Comunista</p>
<p>Assemblea Scuola Torino</p>
<p>Scuola per la Pace Torino e Piemonte</p>
<p>Collettivo dei 100 Fiori (Verona)</p>
<p>Tre ghinee APS</p>
<p>Collettivo Cortocircuito (Rieti)</p>
<p>La Lampada dei Desideri ODV</p>
<p>Pietralata Unita</p>
<p>Associazione Frantz Fanon</p>
<p>Comitato Torrevecchia</p>
<p>Gender X Roma</p>
<p>Infinity pride</p>
<p>Associazione gli Squilibrati</p>
<p>ICBIE Europa Aps</p>
<p>Officine Pedagogiche</p>
<p>Associazione Diritto alla città (Roma)</p>
<p>Casa editrice Red Star Press</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Adesioni individuali:</strong></p>
<p>Paolo Mauriello, avvocato</p>
<p>Camilla Piccialuti - infermiera</p>
<p>Irene Muci - docente secondaria di secondo grado</p>
<p>Eva Muci - dottoranda in Storia contemporanea</p>
<p>Rebecca Pangrazi - antropologa</p>
<p>Valerio Dionisi - ricercatore in Economia</p>
<p>Sabrina De Mari - insegnante e psicologa</p>
<p>Giulia Barone - studentessa in Eco-biologia</p>
<p>Silvia Ripà - docente universitaria Epigrafia Latina</p>
<p>Anna Grossi - educatrice</p>
<p>Sara Nardini - psicoterapeuta</p>
<p>Tiziano Tancini - docente universitario Scienza e tecnica dello sport</p>
<p>Eros Francescangeli - docente universitario Storia Contemporanea</p>
<p>Giada Iman Ferru - dottoranda in Storia Contemporanea</p>
<p>Marialuisa Stazio, ricercatrice in Sociologia</p>
<p>Margherita Grazioli - RTT in geografia economica-politica</p>
<p>Cesare Laconi - insegnante di geografia</p>
<p>Renata Puleo, già Dirigente Scolastica</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:38:19 +0200</pubDate>
                        <title>Razzismo, deportazioni, multe, il Ku Klux Klan entra nella scuola di Meloni e Valditara. Oggi a Montecitorio alle ore 16:30 per fermarli!</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/razzismo-deportazioni-multe-il-ku-klux-klan-entra-nella-scuola-di-meloni-e-valditara-oggi-a-montecitorio-alle-ore-1630-per-fermarli-0939.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Italia burning - Le radici dell’odio, questo è il nuovo film che racconta la scuola di Valditara e Meloni. Tetto agli alunni stranieri per classe, bambine e bambine deportate da una scuola ad un’altra in caso di raggiungimento del limite, corsi di Italiano obbligatori come condizione per iscriversi a scuola, multe pesantissime alle famiglie per chi indossa il burqa e niqab.<br /> Un decreto spot, per lo più inapplicabile, ma che piega la scuola a logiche di esclusione, determinando un vero apartheid, con dirigenti scolastici e uffici periferici del MiM costretti a diventare burocrati di un sistema concentrazionale in cui si seleziona, si punisce e si sposta coattivamente.<br /> Oggi saremo a Montecitorio con gli studenti di OSA e Cambiare Rotta per dire no alla scuola razzista di Valditara e Meloni.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 21 Sep 2026 10:44:47 +0200</pubDate>
                        <title>Il tetto agli alunni stranieri è l&#039;ultimo tassello della deriva razzista del Governo</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/il-tetto-agli-alunni-stranieri-e-lultimo-tassello-della-deriva-razzista-del-governo-1053-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dal palco di Fenix la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato con toni trionfalistici e parecchia enfasi un tetto del 30% di alunni stranieri per classe e il divieto di niqab e burqa in aula. Il Ministro Valditara porterà le misure in un decreto al prossimo Consiglio dei ministri, mentre la Lega ragiona sulla revoca del permesso di soggiorno alle famiglie che non mandano le figlie a scuola.</p>
<p>USB Scuola denuncia una linea politica che tratta i figli degli immigrati come un problema da contenere e che non affronta i nodi problematici della scuola statale. Una linea che porta dentro le scuole una logica di respingimento fino a oggi estranea alla scuola pubblica statale.</p>
<p>I numeri non descrivono nessuna emergenza. Gli alunni con background migratorio sono circa 931 mila, l'11,6% del totale, e due terzi di loro sono nati in Italia. Le classi in cui gli alunni di prima generazione superano il 20% sono circa mille su oltre 300 mila. Il tetto del 30% esiste già dalla circolare Gelmini del 2010 e non è mai stato applicato, perché le famiglie vivono dove gli affitti costano meno e i bambini frequentano la scuola del loro quartiere. Invece di intervenire su casa, servizi e organici, vale a dire sui nodi che rispondono ai bisogni di tutte e di tutti, il Governo sposta il problema sui bambini immigrati. Distribuire alunni tra istituti diversi in base alla cittadinanza e alla conoscenza dell'italiano significa classificarli per origine, e una scuola costituzionale non può farlo.</p>
<p>Colpisce che il presidente dell'ANP, Antonello Giannelli, abbia definito la questione &quot;fondata e condivisibile&quot; in termini didattici, limitando i dubbi alla difficoltà di trovare una soluzione tecnica. Sul piano didattico e pedagogico non esiste alcun elemento che giustifichi il tetto. Le difficoltà nelle classi con molti alunni arrivati da poco nel nostro Paese dipendono dal numero insufficiente di docenti e ATA, dalle ore di italiano come seconda lingua, dalla presenza esigua di personale di supporto, e non dalla nazionalità di chi siede tra i banchi delle nostre scuole. Riconoscere al Governo la ragione di principio e discutere soltanto le modalità di applicazione offre una copertura di legittimità a una scelta politica aberrante.</p>
<p>Le domande poste da molti dirigenti scolastici sono giuste: cosa facciamo, li mandiamo via? La risposta è che nessun bambino va mandato via, e che il principio stesso va respinto.</p>
<p>I dati sull'abbandono scolastico, 26,2% tra chi non ha la cittadinanza italiana contro il 6,7% degli italiani, indicano dove intervenire. Le scuole che accolgono di più sono anche quelle a cui lo Stato ha dato di meno, e un tetto non aggiunge un'ora di italiano né un insegnante in classe.</p>
<p>USB Scuola chiede investimenti straordinari per aumentare gli organici di docenti e di personale ATA. Servono docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, docenti di sostegno e mediatori linguistici in compresenza, più collaboratori scolastici e assistenti amministrativi per accompagnare l'accoglienza e le pratiche delle famiglie, con risorse stabili e assunzioni a tempo indeterminato. L'integrazione di tutti gli alunni si costruisce con più personale e più tempo scuola, in classi dove nessun bambino viene contato come una quota. Tutto il resto è demagogia di basso livello.</p>
<p>USB Scuola respinge queste forme di propaganda elettorale e invita docenti, personale ATA e dirigenti scolastici a contrastare queste misure retrograde e anticostituzionali.</p>
<p>Di questo e di tanto altro parleremo all'assemblea generale sui temi dell'immigrazione che USB ha convocato per giovedì 24 settembre (<a href="https://www.usb.it/leggi-notizia/non-e-piu-propaganda-e-razzismo-fascista-violento-24-settembre-ore-1830-assemblea-nazionale-migranti-online-1029.html" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.usb.it/leggi-notizia/non-e-piu-propaganda-e-razzismo-fascista-violento-24-settembre-ore-1830-assemblea-nazionale-migranti-online-1029.html</a>)</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 17 Sep 2026 13:03:33 +0200</pubDate>
                        <title>Remigrazione e scuola ariana? Scuole chiuse e lavoratori a casa!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/remigrazione-e-scuola-ariana-scuole-chiuse-e-lavoratori-a-casa-1419.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Negli ultimi mesi, dentro e attorno alle scuole italiane, circolano volantini e contenuti social che rilanciano la parola d'ordine &quot;remigrazione&quot;, il progetto neofascista di espulsione di massa di persone straniere o di origine straniera, indipendentemente dal fatto che siano cittadine italiane, nate in Italia o inserite da anni nel tessuto sociale e produttivo del nostro Paese.</p>
<p class="text-justify">Complimenti per la fantasia! Rispolverare la purezza della razza nel 2026 e chiamarla &quot;rimpatrio volontario&quot; richiede un certo talento nel maneggiare l'uso dell'eufemismo.</p>
<p class="text-justify">Partiamo da un punto fermo. Espellere in blocco esseri umani in base all'origine etnica, oltre ad essere un progetto irrealizzabile sotto molto punti di vista, in primo luogo economico, non è una proposta politica legittima da mettere ai voti: è la negazione dei principi fondativi della Costituzione. Se un partito lo scrive su un volantino distribuito davanti a una scuola, non esprime un'opinione forte, promuove qualcosa che la storia ha già processato.</p>
<p class="text-justify">Ma andiamo ai numeri, che piacciono meno della propaganda. Secondo il Ministero dell'Istruzione, nell'A.S. 2022/2023 gli alunni con cittadinanza non italiana sono 914.860, l'11,2% della popolazione scolastica, con punte del 18,4% in Emilia-Romagna. Il 65,4% è nato in Italia. Sono le seconde generazioni: italiani per lingua, scuola, amicizie, squadra del cuore, ma non per un pezzo di carta che la destra si guarda bene dal voler cambiare, perché senza lo straniero da additare il teatrino non funziona.</p>
<p class="text-justify">Proviamo a prendere sul serio il piano. Da un giorno all'altro, un alunno su nove sparisce dalle aule, in alcuni territori quasi uno su cinque. Gli organici di docenti e personale ATA sono calcolati sugli iscritti: meno alunni, meno classi, meno cattedre, meno posti da collaboratore scolastico e segreteria. Nei territori già colpiti dal calo demografico l'effetto sarebbe un'ondata di accorpamenti e plessi chiusi. Il grande piano per &quot;salvare il lavoro italiano&quot; si tradurrebbe in migliaia di lavoratori italiani della scuola disoccupati. Applausi per i remigratori!</p>
<p class="text-justify">Il trucco funziona solo se nessuno fa due conti: si indica il bambino straniero come causa degli affitti alle stelle, dei salari fermi, della sanità smontata, così la rabbia sociale non arriva mai a chi quelle scelte le ha fatte davvero. Chi oggi strilla contro la &quot;sostituzione etnica&quot; non ha mai proposto un euro in più per l'organico delle scuole o l'italiano L2, strumenti concreti per colmare il divario di ritardo scolastico tra italiani e stranieri, oggi al 7,9% contro il 26,4%. È più facile scrivere &quot;remigrazione&quot; su un adesivo che finanziare un docente di sostegno.</p>
<p class="text-justify">Continueremo a portare nelle scuole italiane le nostre posizioni al posto di slogan, e Costituzione al posto di propaganda. Difendere il diritto allo studio degli studenti stranieri e di seconda generazione significa difendere il posto di lavoro di chi nella scuola ci lavora ogni giorno, i principi su cui questa Repubblica è nata dopo aver sconfitto il fascismo, e il futuro di una scuola pubblica statale da rifinanziare, non da svuotare per un incubo già visto.</p>
<p class="text-justify">Significa battersi contro barbarie che la Storia ha già conosciuto, contro proposte razziste che tornano in voga in un'Occidente in crisi, la cui strada è stata spianata da politiche militariste e securitarie dai passati governi di centrodestra e centrosinistra (do you remember Minniti?), continuate da questo Governo, cui Valditara pure si fa alfiere, strizzando l'occhio a proposte inaccettabili. Ma la scuola siamo noi.</p>
<p class="text-justify">Quanto affermiamo si collega profondamente al nostro progetto sindacale di organizzazione dei lavoratori migranti. Non è più propaganda, è razzismo fascista violento. Per questo mercoledì 24 settembre, alle 18:30, USB terrà un'assemblea nazionale online rivolta a tutte le lavoratrici e i lavoratori stranieri in Italia, per costruire un percorso sindacale organizzato che rivendichi non solo il diritto di cittadinanza, ma tutti i diritti lavorativi che oggi vengono negati a chi lavora in questo paese senza avere le stesse tutele di chi ci è nato.</p>
<p class="text-justify">E qui sta il filo che tiene insieme la scuola e il lavoro. Chi oggi parla di remigrazione nei volantini davanti ai cancelli scolastici è lo stesso soggetto politico che nei magazzini, nei cantieri, nei campi e nelle case di riposo tiene i lavoratori stranieri ricattabili, senza contratto regolare, senza voce, spesso senza nemmeno un permesso di soggiorno che non dipenda dal datore di lavoro. Non è un caso: come abbiamo già evidenziato, oltre il 40% dei lavoratori in settori come logistica, assistenza alle persone, bracciantato, edilizia, riders e turismo sono lavoratori stranieri. Il razzismo, a scuola come sul lavoro, non è mai solo un fatto culturale, è uno strumento che serve a dividere chi lavora, a tenere bassi i salari di tutti e a rendere più ricattabile chi non ha la cittadinanza. Per questo USB non si limita a denunciare le due facce della stessa propaganda, ma costruisce insieme ai lavoratori stranieri, cittadini o meno, un percorso sindacale comune. Perché la classe che lavora non ha etnia, e chi prova a dividerla lo fa sempre per farla pagare, tutta, allo stesso padrone.<br /> Vale per la scuola. Vale per il lavoro.</p>
<p class="text-justify">USB Scuola<br /> OSA - Opposizione Studentesca d'Alternativa</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 18:25:25 +0200</pubDate>
                        <title>Personale ATA, basta essere invisibili: “Ascoltate la nostra voce”</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/personale-ata-basta-essere-invisibili-ascoltate-la-nostra-voce-1829.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>All’avvio del nuovo anno scolastico, mentre le scuole sono impegnate a definire organizzazione, orari, progetti e attività, il personale ATA di USB Scuola richiama l’attenzione sulle proprie condizioni di lavoro e sul ruolo che quotidianamente svolge all’interno delle scuole.<br /> Assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici sono parte integrante della comunità educante e contribuiscono ogni giorno al funzionamento degli istituti e alla costruzione di un ambiente sicuro e accogliente per studenti e lavoratori. Tuttavia, la progressiva riduzione degli organici e l’aumento di mansioni e responsabilità hanno reso sempre più difficile lo svolgimento del lavoro, con ricadute sui carichi di lavoro, sulla sicurezza e sul rispetto dei diritti contrattuali.<br /> Con la<strong> lettera aperta rivolta ai Dirigenti scolastici e ai DSGA</strong>, il personale ATA chiede che la propria voce venga ascoltata anche nei processi organizzativi che riguardano la vita della scuola: dalla programmazione delle attività alla gestione dei progetti, dal lavoro straordinario alle intensificazioni.<br /> La richiesta è quella di un confronto fondato sul rispetto delle norme contrattuali, sulla trasparenza nella distribuzione delle risorse e su una gestione del personale attenta alla dignità e alle condizioni di lavoro di ciascuno.<br /> Perché una scuola capace di accogliere e accompagnare i propri studenti ha bisogno anche di lavoratrici e lavoratori ATA ascoltati, rispettati e messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro.</p>
<p>In allegato il testo completo della lettera</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:42:36 +0200</pubDate>
                        <title>Assicurazione sanitaria integrativa per docenti e ATA: cosa sapere e perché è uno spot. Si distrugge la sanità pubblica, i privati ci guadagnano e i lavoratori ne ricavano ben poco</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/assicurazione-sanitaria-integrativa-per-docenti-e-ata-cosa-sapere-e-perche-e-uno-spot-si-distrugge-la-sanita-pubblica-i-privati-ci-guadagnano-e-i-lavoratori-ne-ricavano-ben-poco-1009.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le informazioni tecniche</strong></p>
<p>Da mercoledì 10 settembre 2026 è possibile aderire alla polizza sanitaria integrativa gratuita prevista dal Ministero dell'Istruzione e del Merito nell'ambito delle misure di welfare per il personale scolastico. La gestione è affidata a UniSalute, in co-assicurazione con Poste Assicura SPA e Intesa Sanpaolo Protezione SPA. La platea dichiarata dal Ministero è di oltre 1.200.000 dipendenti.</p>
<p><strong>Chi ha diritto alla copertura</strong></p>
<p>- Personale docente, DSGA e ATA a tempo indeterminato;</p>
<p>- Personale con contratto di supplenza annuale (scadenza 31 agosto) o fino al termine delle attività didattiche (scadenza 30 giugno);</p>
<p>- Personale utilizzato presso una sede scolastica statale;</p>
<p>- Dirigenti scolastici in servizio;</p>
<p>- Personale amministrativo del Ministero, compreso quello in comando da altre amministrazioni.</p>
<p>Sono esclusi il personale delle Province autonome di Trento e Bolzano e della Regione Valle d'Aosta, il personale in comando presso altre amministrazioni e chi ha già compiuto 71 anni alla data di decorrenza della copertura. Chi raggiunge il limite di età durante l'anno mantiene la copertura fino alla prima scadenza annuale utile.</p>
<p><strong>Chi resta fuori</strong></p>
<p>Il personale con contratto di supplenza breve non ha diritto alla copertura. È l'esclusione più rilevante dell'intera operazione.</p>
<p><strong>Come aderire</strong></p>
<p>L'adesione non è automatica. Va manifestata espressamente accedendo all'area riservata del portale del Ministero con credenziali SPID, CIE o CNS, selezionando &quot;Assicurazione sanitaria integrativa&quot; tra i servizi in evidenza, oppure tramite il link diretto alla funzione di adesione. L'adesione è valida fino alla scadenza del contratto (personale a tempo determinato) o fino alla cessazione del servizio (personale a tempo indeterminato) ed è irrevocabile.</p>
<p><strong>Tempi di attivazione</strong></p>
<p>Dopo l'adesione servono tempi tecnici per la trasmissione dei nominativi a UniSalute. Il Ministero consiglia di non registrarsi sul portale o sull'app UniSalute prima di 20 giorni dalla data di adesione. Il numero verde UniSalute per l'assistenza su garanzie, prestazioni e rimborsi sarà attivo dal 30 settembre 2026.</p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>Per dubbi sulla polizza, sulle prestazioni o sui rimborsi, dopo l'adesione: area riservata e app UniSalute, oppure il call center attivo dal 30 settembre. Per dubbi sugli aventi diritto o sulla procedura di adesione, di competenza del Ministero, è attiva una casella di posta dedicata indicata nella Guida al Piano Sanitario pubblicata sul portale.</p>
<p><strong>L'analisi di USB Scuola</strong></p>
<p>Diciamolo con chiarezza: una copertura sanitaria integrativa gratuita, in un paese dove le liste d'attesa nella sanità pubblica costringono sempre più lavoratrici e lavoratori a rivolgersi al privato, non è di per sé un problema. Il problema è come questa misura è stata costruita, chi ne resta escluso e cosa serve a nascondere.</p>
<p>Il primo punto riguarda proprio l'esclusione dei supplenti brevi. È la fascia più precaria e meno tutelata dell'intero comparto scuola, quella che ogni anno tiene in piedi la macchina scolastica riempiendo le cattedre vacanti fino all'ultimo giorno utile, e che il Ministero ha scelto di lasciare fuori da una misura di welfare presentata come universale. Non è una svista tecnica: è la conferma che la precarietà, in questo paese, si paga anche in termini di diritti negati, non solo di stipendio, come USB Scuola sostiene da sempre.&nbsp;</p>
<p>Il secondo punto riguarda il metodo. Una misura che riguarda la salute di oltre un milione di lavoratrici e lavoratori è stata definita senza un confronto reale con le organizzazioni sindacali non firmatarie del CCNL, che rappresentano una parte consistente del personale scolastico. Le scelte su beneficiari, esclusioni e compagnie assicurative coinvolte sono arrivate come atto compiuto, da recepire tramite un portale e un'adesione individuale. Non è contrattazione, è comunicazione istituzionale spacciata per welfare partecipato.</p>
<p>Il terzo punto è più di fondo. Ogni euro che lo Stato destina a una polizza sanitaria privata è un euro che non va a finanziare il servizio sanitario nazionale, che resta lo strumento per garantire cura a tutti, non solo a chi ha un contratto stabile o rientra nelle categorie previste da un bando. La logica del welfare integrativo aziendale, applicata alla pubblica amministrazione, normalizza l'idea che la sanità pubblica non basti più e che serva un tassello privato per compensarne le carenze. È una scorciatoia che non risolve il problema delle liste d'attesa, lo aggira, e nel farlo affida a UniSalute, Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione la gestione di dati sanitari sensibili di oltre un milione di dipendenti pubblici.</p>
<p>Infine, c'è la questione delle priorità. Il personale della scuola aspetta da anni un rinnovo contrattuale che restituisca potere d'acquisto reale, un investimento serio sulla stabilizzazione del precariato e un piano di assunzioni che riduca la supplentite strutturale. Una polizza sanitaria, per quanto utile possa risultare nell'immediato a chi ne beneficia, non sostituisce nessuna di queste rivendicazioni. USB Scuola continuerà a chiedere che le risorse pubbliche vadano prima di tutto a rafforzare salario e stabilità del lavoro, e a difendere un sistema sanitario nazionale che non abbia bisogno di stampelle assicurative per garantire cure a chi lavora nella scuola.</p>
<p>USB Scuola</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 16:10:39 +0200</pubDate>
                        <title>USB SCUOLA: SOTTOSCRIVONO LA POVERTÀ CONTRATTUALE E POI CI RACCONTANO LE FAVOLE</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/usb-scuola-sottoscrivono-la-poverta-contrattuale-poi-ci-raccontano-le-favole-1614.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Leggiamo dal Corriere della Sera un articolo sul carovita al nord Italia e le rinunce ai ruoli con dichiarazioni dei sindacati firmatari che fan pensare di leggere il corriere dei piccoli.</p>
<p>La situazione descritta è drammaticamente reale. I costi degli alloggi al nord, in Lombardia e a Milano in modo particolare, sono al limite dell’inarrivabile. Basta dare uno sguardo ai siti specializzati. La barzelletta arriva con le proposte degli esponenti degli stessi sindacati che hanno firmato il rinnovo contrattuale con 40 euro di aumento medio: indennità e agevolazioni fiscali per chi arriva da fuori (Anief) e strumenti di welfare (UIL).</p>
<p>Queste risposte sono chiara propaganda da parte delle organizzazioni da cui arrivano.</p>
<p>Non vi è alcuna riflessione sulle reali retribuzioni del personale docente e ATA, sempre più immiserite; sulle speculazioni edilizie e finanziare a monte del caro-casa in città come Milano, Firenze o Roma; sulla necessità di investimenti sul salario, nelle prime righe che assicurano continuità retributiva e pensionistica, e non affidamento al welfare aggiuntivo, che di per sé contiene vincoli e una frammentazione della busta paga che non risolve il problema strutturale della povertà stipendiale.</p>
<p>Il caro-alloggi, il caro-spesa, il caro-benzina, il carovita in generale riguardano il personale docente che si sposta, ma anche quello residente stabilmente. Non si può pensare di differenziare il salario sulla base del luogo di residenza, le gabbie salariali sono inaccettabili in ogni definizione.</p>
<p>Un intervento strutturale e sfaccettato, che coinvolge tutta la struttura dello Stato, centrale e periferica, dal Ministero dell’Economia agli Enti Locali, interventi per garantire la dignità del lavoro e dei lavoratori e delle lavoratrici, investimenti consistenti per la scuola e per il personale della scuola, solamente in questo modo possiamo garantire che i ruoli non vengano rifiutati e che la scuola torni ad essere il luogo di crescita culturale ed emancipazione sociale che ha il dovere di essere.</p>
<p>Chiediamo alle lavoratrici e ai lavoratori di distaccarsi dai sindacati che hanno firmato l’ultimo CCNL esultando per questi “aumenti” e di tornare a rivendicare i propri diritti.</p>
<p>USB Scuola continuerà a perseguire questo cammino di lotta!</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 11:34:10 +0200</pubDate>
                        <title>USB Scuola sarà presente a Marina di Pietrasanta il 9 settembre per il flash mob de La Versiliana, la festa de “Il Fatto Quotidiano”.</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/usb-scuola-sara-presente-a-marina-di-pietrasanta-il-9-settembre-per-il-flash-mob-de-la-versiliana-la-festa-de-il-fatto-quotidiano-1137.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Una delegazione di USB Scuola sarà alla festa del Fatto Quotidiano, alla quale parteciperanno anche Tomaso Montanari e il premio Nobel Giorgio Parisi, per portare la nostra posizione contro la scuola neoliberale, che addestra e seleziona i giovani subordinando la filiera formativa alla filiera produttiva, invece di formare cittadini critici. Non è un caso che la stessa scuola che negli ultimi anni ha visto tagli, precarizzazione, dequalificazione del sapere sia oggi attraversata da progetti di educazione alla difesa, protocolli con le Forze Armate, moduli di &quot;cultura della sicurezza&quot; che normalizzano guerra e riarmo tra i banchi. Quando lo Stato smette di investire in conoscenza e welfare e sposta risorse su riarmo e industria bellica, la scuola diventa il primo terreno su cui riprodurre il consenso alla cultura della guerra: si insegna ad accettare la guerra come orizzonte e possibilità invece che a comprenderla e rifiutarla. È lo stesso disegno che colpisce chi nelle scuole si è espresso contro il genocidio a Gaza, tra sanzioni e ispezioni a docenti e studenti.</p>
<p>&quot;Il futuro non si arma, si insegna&quot; è anche la nostra battaglia. Portiamo lì la voce di chi la scuola la vive ogni giorno, contro chi la vuole ridotta a mercato del lavoro travestito da istruzione, e contro chi la vuole ridotta ad anticamera della guerra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>9 settembre, ore 18.30, Viale Enrico Morin 16, Marina di Pietrasanta.</strong></p>
<p>Ci saremo!</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 05 Sep 2026 10:30:47 +0200</pubDate>
                        <title>USB Scuola: tra propaganda e matematica creativa Valditara mente sul rientro a scuola</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/usb-scuola-tra-propaganda-e-matematica-creativa-valditara-mente-sul-rientro-a-scuola-1040.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre studenti e insegnanti si preparano a rientrare in aule che superano i 35 gradi, il Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara concede un'intervista trionfale a “La Repubblica”. Peccato che tra una promessa e l'altra, i numeri raccontino una storia molto diversa. E mentre il termometro schizza, la verità viene sacrificata sull'altare della propaganda.</p>
<p><em>«Abbiamo investito con successo»: quali soldi?</em></p>
<p>Alla domanda sul caldo nelle scuole, Valditara risponde perentorio: «Noi abbiamo destinato 3,7 miliardi di fondi Pnrr all'efficientamento energetico». Parole grosse. Peccato che la <strong>Relazione della Corte dei conti sul Rendiconto 2025</strong> dica l'esatto contrario: di questi fondi ne è stato speso appena il 26%. Il resto? 2,3 miliardi di euro sono bloccati come &quot;residui passivi&quot; – tradotto: <strong>soldi impegnati sulla carta ma mai arrivati ai cantieri</strong>.</p>
<p>Il 74,3% di tutti i residui passivi dell'intero Ministero dell'Istruzione è concentrato proprio sull'edilizia scolastica. Non è un dettaglio tecnico: è la prova che il sistema non funziona. I fondi ci sono, ma non riescono a trasformarsi in lavori. Come si fa a dire «abbiamo investito con successo» quando i cantieri sono fermi?</p>
<p><em>I 20 milioni e la matematica creativa</em></p>
<p>Ma il capolavoro arriva quando il Ministro annuncia: «In emergenza climatica, ho stanziato altri 20 milioni che dovrebbero consentire di dotare tutte le aule di dispositivi di raffreddamento».</p>
<p>Facciamo due conti: 350.000 aule statali divise per 20 milioni fanno 57 euro ad aula. La risposta di Valditara è degna di un prestigiatore: «Se dal conteggio sottraiamo le scuole già refrigerate, quelle che hanno acquistato dispositivi di raffrescamento in questi mesi e le altre che per posizione geografica non soffrono, la cifra sale di un terzo».</p>
<p>Traduzione: invece di 57 euro, facciamo finta che siano 75. Con cui comunque non ci compri un condizionatore. Al massimo un ventilatore da supermercato, che se tutto fila liscio arriva comunque a scuola iniziata dopo che, durante l'estate più calda del secolo, nessuno ha fatto o detto niente.</p>
<p><em>La colpa è degli enti locali?</em></p>
<p>Il Ministro scarica la responsabilità: «Non dimentichiamo che la competenza su questo settore è degli enti locali proprietari degli immobili». Vero, e questo è uno dei motivi per cui il PNRR è stato un fallimento quasi totale. Si è scelto un meccanismo basato sulla capacità di progettazione, assolutamente disuguale, degli enti locali, senza dare alcun sostegno, piuttosto che centralizzare la valutazione e la gestione degli interventi.</p>
<p>La Corte dei conti, infatti, è chiara: il problema è la capacità operativa della catena di attuazione. Molti Comuni non hanno uffici tecnici sufficienti, ma non solo. <strong>Gli edifici non hanno le carte in regola perché hanno problemi a monte rispetto all'efficienza climatica: oltre il 41% è privo di collaudo statico, il 56% non ha l'agibilità</strong>, tradotto in parole povere il rischio principale è il crollo. Senza agibilità e collaudi, gli interventi sul clima non si possono fare e i soldi restano fermi.</p>
<p><em>La verità che il Ministro non dice</em></p>
<p>Mentre Valditara parla di «splendida collaborazione fra ministero ed enti locali», il think tank Tortuga certifica che solo il 7-10% delle scuole italiane ha impianti di raffrescamento (con punte del 5% in Piemonte, Umbria e Basilicata). Tra il 2022 e il 2025, le temperature in classe hanno superato i 26 gradi nel 10% dei giorni di lezione – circa 21 giorni all'anno.</p>
<p><em>La scuola non vuole essere presa in giro!</em></p>
<p>Non serve annunciare trionfi da 3,7 miliardi quando i cantieri non partono. Non serve dire «l'abbiamo promesso, l'abbiamo fatto» con 57 euro ad aula.</p>
<p>Serve un piano nazionale che integri climatizzazione, isolamento termico ed efficienza energetica. Serve sbloccare la macchina burocratica che tiene fermi 2,3 miliardi. Serve dire la verità: l'Italia ha un patrimonio scolastico vecchio, insicuro e inadeguato al cambiamento climatico.</p>
<p>Mentre le aule bollono, di tutto abbiamo bisogno tranne che di bugie. Gli studenti e i lavoratori meritano di studiare e lavorare in ambienti sicuri e dignitosi. Non in saune con i ventilatori.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 03 Sep 2026 17:56:53 +0200</pubDate>
                        <title>Buon inizio anno scolastico ai docenti cubani da USB Scuola</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/buon-inizio-anno-scolastico-ai-docenti-cubani-da-usb-scuola-1809-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il 1 settembre è iniziato l'anno scolastico a Cuba. Oltre un milione e 400 mila alunni riprendono le attività scolastiche. Ritornano a scuola senza trasporti, mense scolastiche, acqua potabile. Spesso senza neppure materiali didattici sufficiente per svolgere le regolari attività didattiche. Non potranno nutrirsi con una dieta proteica adeguata agli impegni scolastici e sportivi. Vittime di un blocco economico ed energetico infame imposto dall'Amministrazione Trump.</p>
<p>Il 1 settembre, centinaia di migliaia di maestri e docenti hanno ripreso il lavoro. Hanno rinunciato a parte delle loro vacanze per preparare il nuovo anno scolastico allo scopo di superare le difficoltà tremende imposte dalla mancanza di elettricità e dalla scarsità di risorse. Quest'anno, molti di loro, percorreranno chilometri a piedi per raggiungere i propri alunni. Come Dioelis Frometa, maestro della Escuela Primaria di La Tinta. Lo abbiamo conosciuto nella provincia di Maicì, all'estremo Oriente dell'isola, durante il Convoy Nuestra América a cui abbiamo partecipato questo agosto. Ci ha raccontato che quest'anno dovrà camminare oltre due ore al giorno per raggiungere i suoi studenti: &quot;Ovunque risiede un bambino, arriva un maestro&quot;.</p>
<p>La professionalità di maestri e docenti cubani si misura nella dignità di non abbandonare nessuno, nella certezza che, anche se dovessero mancare le risorse, non mancheranno mai la creatività, la solidarietà e l’amore del corpo docente cubano. L’istruzione a Cuba non è oggetto di negoziazione, nemmeno nel contesto dell’attuale embargo petrolifero imposto dagli Stati Uniti. Fino a qualche anno fa, l'Avana destinava il 9% del PIL al sistema di educazione nazionale. Ancora oggi, è una delle voci di bilancio più importanti.</p>
<p>Secondo i dati dell’Annuario statistico di Cuba 2024 dell’Ufficio nazionale di statistica e informazione (ONEI), in quell'anno Cuba contava un totale di 298.000 insegnanti impiegati su 10.903 istituti scolastici. Di questi, 1.259 sono asili nido per la scuola dell’infanzia; 6.961 al livello primario; 1.754 all’istruzione secondaria (1.009 di base, 309 preuniversitaria, 407 tecnico-professionale e 29 di formazione del personale docente); 474 all’istruzione per adulti; 333 all’istruzione speciale; 37 alle scuole d’arte; 35 alle scuole sportive; e 50 all’istruzione superiore.</p>
<p>Come docenti di USB Scuola, vogliamo augurare un buon inizio di anno scolastico a tutta la comunità scolastica cubana, anche in questo momento di difficoltà, ribadendo la nostra solidarietà con Cuba e la nostra ferma condanna del criminale bloqueo statunitense. Il sistema educativo e scolastico cubano, basato sull'uguaglianza, sulla capillarità territoriale e sulla responsabilità collettiva, continua a rappresentare per noi una grande fonte di ispirazione. Lo è ancora di più oggi, mentre il nostro sistema scolastico in Italia subisce gli effetti di privatizzazioni, tagli e precarizzazione che rendono sempre più difficile garantire qualità della didattica e condizioni di lavoro dignitose per i docenti.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 28 Aug 2026 12:30:33 +0200</pubDate>
                        <title>Parte la campagna &quot;Ritorno a scuola col bollino rosso&quot;. La sicurezza nelle aule è un tema scottante!</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/parte-la-campagna-ritorno-a-scuola-col-bollino-rosso-la-sicurezza-nelle-aule-e-un-tema-scottante-1234.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il rientro a scuola si apre con condizioni climatiche estreme. La sicurezza nelle aule non è un dettaglio, è un obbligo di legge che troppe scuole continuano a ignorare.<br /> Il dirigente scolastico deve inserire nel DVR la valutazione del rischio microclima. È un obbligo previsto dall'articolo 181 del D.Lgs. 81/2008 e dal relativo Allegato IV.<br /> Chi non lo fa è sanzionabile.<br /> Se l'RSPP esprime parere motivato, il dirigente può sospendere il servizio per causa di forza maggiore.<br /> Lo strumento c'è. Va usato.<br /> La valutazione del rischio non si fa da soli. Vanno coinvolti RSPP, medico competente, RLS ed ente proprietario dell'edificio. Solo così si individuano le misure di prevenzione davvero necessarie: organizzative, procedurali, tecniche, strutturali.<br /> Gli interventi strutturali spettano ai proprietari degli edifici. Ma questo non scarica il dirigente scolastico dalle sue responsabilità: se non ha chiesto in tempo gli interventi necessari, risponde comunque sul piano civile, amministrativo e penale.</p>
<p>USB Scuola lancia la campagna &quot;RITORNO A SCUOLA COL BOLLINO ROSSO&quot;.<br /> Chiediamo a docenti, studentesse e studenti, RLS e RSU di segnalarci le scuole che riaprono senza garanzie di sicurezza.<br /> Scrivi a scuola@usb.it</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 11:06:58 +0200</pubDate>
                        <title>L’accordo tra sindacati e MIM su organi collegiali online apre la porta a caos, ricorsi e comprime la democrazia </title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/laccordo-tra-sindacati-e-mim-su-organi-collegiali-online-apre-la-porta-a-caos-ricorsi-e-comprime-la-democrazia-1108.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con la nota prot. 3803 del 30 giugno 2026, ha trasmesso alle scuole il documento tecnico per lo svolgimento a distanza degli Organi Collegiali deliberativi. L’obiettivo dichiarato è garantire la validità giuridica delle delibere, la sicurezza e la privacy dei dati. La realtà, tuttavia, è sotto gli occhi di tutti: i requisiti prescritti sono del tutto inarrivabili per le dotazioni tecnologiche ed economiche delle nostre scuole.<br /> La democrazia scolastica non si fa sullo schermo, le riunioni da remoto depotenziano la discussione, azzerano il confronto democratico e riducono l'organo collegiale a una mera passerella burocratica. Gli unici a beneficiare di questo modello sono i Dirigenti Scolastici che vogliono scavalcare le prerogative dei lavoratori, imponendo regole e prassi didattiche senza un reale confronto vis-à-vis con il corpo docente.<br /> Peraltro il documento tecnico propone requisiti farsa che produrrebbero delibere collegiali a rischio annullamento per assenza di trasparenza e privacy, scrutini oggetto di ricorsi continui da parte delle famiglie e rischio di stallo burocratico nelle scuole. Il documento ministeriale mette, infatti, a nudo l'insostenibile contraddizione tra le pretese normative e la realtà operativa degli istituti. Qualsiasi deliberazione presa a distanza oggi rischia di essere impugnata e annullata. Le piattaforme in uso (Meet, Zoom, Teams) non garantiscono gli standard minimi ineludibili:<br /> ·&nbsp;&nbsp; &nbsp;Identificazione e ruoli: I sistemi attuali non assicurano l'identificazione certa e univoca tramite identità digitale certificata, né consentono la distinzione tecnica tra i ruoli di presidente, segretario e componente.<br /> ·&nbsp;&nbsp; &nbsp;Segretezza del voto azzerata: Nelle votazioni su persone, l'anonimato deve essere effettivo, non reversibile ed escludere ogni correlazione tra votante e voto (anche per i gestori esterni delle piattaforme). Log e timestamp dovrebbero garantire l'impossibilità di risalire al voto: un miraggio per i moduli digitali comunemente usati.<br /> ·&nbsp;&nbsp; &nbsp;Integrità e conservazione dei dati: Le sessioni dovrebbero garantire l'immodificabilità dei risultati, tracciature dettagliate, disconnessioni automatiche per inattività ed esportazione immediata di verbali associati ai metadati di autenticità.<br /> E ci limitiamo alle questioni più macroscopiche.<br /> Così non solo Collegi Docenti, ma anche scrutini e Consigli di Classe sono a rischio.<br /> Senza il rispetto di questi requisiti, ogni delibera diventa carta straccia. Il rischio concreto è la paralisi dell'operato scolastico: dai Collegi Docenti ai Consigli di Classe fino agli scrutini. Un’arma in più fornita a chiunque intenda contestare o ricorrere contro le decisioni della scuola.<br /> Comprendiamo la frustrazione dei lavoratori stretti tra stipendi inadeguati e il peso di riunioni infinite o adempimenti burocratici inutili. Ma la risposta non può essere la resa alla tecnocrazia da remoto. La vera soluzione è restituire agli Organi Collegiali la loro vera funzione politica e didattica, rivendicando la centralità del lavoro educativo nei luoghi fisici della scuola.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 25 Aug 2026 12:05:20 +0200</pubDate>
                        <title>LA CONOSCENZA NON MARCIA! Nasce una petizione per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata.</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/la-conoscenza-non-marcia-nasce-una-petizione-per-linterruzione-e-il-divieto-di-qualsiasi-tipo-di-collaborazione-tra-scuola-universita-ricerca-e-filiera-militare-pubblica-e-privata-1208.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">1 SETTEMBRE ORE 15:30 MONTECITORIO - PIAZZA CAPRANICA<br /> CONFERENZA STAMPA: LA CONOSCENZA NON MARCIA!<br /> Nasce una petizione per l’interruzione e il divieto di qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare pubblica e privata&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Il cammino inesorabile che sembra aver intrapreso l’intero Occidente verso una guerra totale non risparmia l’istruzione: in diversi documenti ufficiali dell’UE, nel piano programmatico quinquennale del Governo Meloni, e in diverse dichiarazioni del ministro Crosetto, si evidenza la possibilità, finanche la irrinunciabile necessità di una incorporazione totale dell’istruzione di ogni ordine e grado (dalle elementari all’università) nell’economia e nell’ideologia bellica.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">Come campagna “La Conoscenza Non Marcia” abbiamo denunciato la crescente presenza militare nelle scuole come normalizzazione dell’apparato bellico e repressivo, dalle visite scolastiche in caserme e basi militari a corsi di formazione tenuti da forze dell’ordine ed esercito, così come il pericoloso definanziamento delle università che sta comportando una sempre più diretta canalizzazione dei fondi per la ricerca attraverso quell’industria della morte che abbiamo già visto all’opera nella complicità con il genocidio del popolo palestinese. Progetti come il Rome Technopole, o quello della cittadella dell’aerospazio a Torino, indicano una direzione pericolosa da arrestare immediatamente: da un lato il diretto assorbimento di grossa parte del settore della ricerca pubblica a servizio dell’industria militare, della NATO e dei progetti di riarmo dell’Unione Europea; dall’altro la presenza sempre più forte della Nato e di Leonardo (o di MBDA, o Thales) nei dipartimenti universitari, nella didattica e nella direzione degli ambiti di ricerca, travalicando, a quel punto, qualsiasi dibattito sensato sul “dual use”.&nbsp;</p>
<p class="text-justify">“La conoscenza non marcia” vuole fermare tutto ciò: docenti, ricercatori e ricercatrici, studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori non sono disposti a studiare e lavorare per fomentare guerre, riarmo e militarizzazione. Per questo abbiamo costruito una raccolta firme a sostegno di una petizione popolare per introdurre misure normative che vietino qualsiasi tipo di collaborazione tra scuola/università e filiera militare-industriale. La presenteremo con una conferenza stampa il prossimo 1 settembre alle ore 15:30 presso Montecitorio, Piazza Capranica, invitiamo la stampa e chiunque sia interessato a contribuire alla campagna a partecipare.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 08 Aug 2026 11:47:03 +0200</pubDate>
                        <title>Il Ministero e i sindacati complici hanno deciso. Dal prossimo anno scolastico verrà assunto a tempo indeterminato solo il 35% del personale ATA.</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/il-ministero-e-i-sindacati-complici-hanno-deciso-dal-prossimo-anno-scolastico-verra-assunto-a-tempo-indeterminato-solo-il-35-del-personale-ata-1149.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Con l'ultimo incontro avvenuto il 4 agosto scorso tra il Ministero e i sindacati complici, si è deciso che dal prossimo anno scolastico verranno assunti a tempo indeterminato come personale ATA solamente il 35% di quanto previsto in organico. Poco più di un terzo quindi avrà un contratto a tempo indeterminato.<br /> Mentre dovrebbero essere in servizio a tempo indeterminato quasi 35000 unità, solo 12000 verranno assunti con questa formula, i restanti 23000 saranno assunti a tempo determinato.<br /> Il Governo continua nei fatti a creare precariato com'è ormai nella norma, con l'esito di un aggravamento della disparità economica tra chi è assunto a tempo indeterminato e chi a tempo determinato. L'anzianità di servizio, con buona pace di chi parla un giorno sì e l'altro pure di meritocrazia, perde di valore.<br /> Questo nonostante la recente condanna della Corte di Giustizia dell'Unione Europea al Governo italiano per la mancanza di parità di trattamento economico sui lavoratori (direttiva 1999/70/CE, sentenza del 13/5/2026).<br /> Dietro ad ogni numero dell'organico vi è una persona, un cittadino, un lavoratore che da anni subisce un precariato infinito, abituato all'insicurezza costante nella vita quotidiana.<br /> Oltre a ricevere a fine mese uno stipendio che a fatica copre il minimo indispensabile per se stesso e per quello della sua famiglia, i precari della scuola e soprattutto gli ATA si trovano anno dopo anno a cambiare sede, sperando che ci sia ancora una posto dove essere chiamati. I tagli al personale ATA si fanno sentire anche in questa forma.<br /> Tagliare sugli ATA non è solo tagliare su una categoria di lavoratori della scuola.<br /> Significa danneggiare anche le famiglie e gli studenti.</p>
<p class="text-justify">Il Governo italiano, anziché assumersi le proprie responsabilità, fa cadere la colpa sulla maglia più fragile dei suoi lavoratori e investe invece a beneficio dell'industria bellica le risorse pubbliche.<br /> È ora di alzare la testa,<br /> mobilitarsi,<br /> è ora che ogni cittadino e lavoratore consapevole chieda e pretenda un welfare a beneficio di ogni singolo cittadino, a partire da chi ne ha più bisogno.<br /> La scuola non è un mercato, e non pagheremo noi il costo delle vostre guerre.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 13:46:14 +0200</pubDate>
                        <title>Contatto truffa. Ad agosto aumenti medi di 30 euro.</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/contatto-truffa-ad-agosto-aumenti-medi-di-30-euro-1352.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Rabbia di Docenti e ATA: USB chiama alla mobilitazione su salari e contratti.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>USB scuola aveva denunciato con forza il contratto truffa sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda ed Anief nel mese di Aprile, chiarendo che gli aumenti “raccontati” erano falsi perché non tenevano conto dell’IVC già erogata e partivano da compensi lordi, di conseguenza &nbsp;gli aumenti non avrebbero superato i 30/40 euro netti in media. Il cedolino di agosto ha confermato le nostre facili previsioni, generando profonda rabbia tra i lavoratori, che in queste ore minacciano disdette verso le organizzazioni sindacali firmatarie che, oltre a non raccontare la verità sull’inflazione galoppante che in tre mesi ha bruciato già il misero aumento, hanno propagandato cifre non corrispondenti alla realtà. Un contratto firmato in fretta e furia, con cifre taroccate e che, alla prova dei fatti, ha mostrato la propria inadeguatezza. L’ufficio parlamentare di bilancio, nelle sue analisi sul fronte salariale, ci dice con chiarezza che la riduzione del potere d'acquisto e la stagnazione dei salari reali è dovuto in gran parte al ruolo dei sindacati di che firmando negli anni contratti a perdere e mostrando livelli bassissimi di conflittualità hanno impoverito i lavoratori pubblici di questo paese.&nbsp;<br /> Lavoratori pubblici che nelle ultime due tornate elettorali hanno lasciato sul tavolo piu del 10% del loro potere d’acquisto, visto come le guerre e la corsa alla militarizzazione li hanno impoverito, determinando una perdita salariale ormai irrecuperabile che avrà conseguenze pesantissime sulle famiglie nei prossimi mesi, quando i venti di guerra nel mondo mostreranno con ancor più furia i loro effetti sulle tasche degli italiani.&nbsp;<br /> Ora che il “tarocco” si è palesato, così come sarà evidente nei prossimi mesi in tutti i settori del pubblico impiego, bisogna avviare una campagna di mobilitazione che rimetta al centro delle politiche governative la questione salariale e contrattuale.&nbsp;<br /> USB si farà carico di questa mobilitazione per ridare dignità ai lavoratori pubblici di questo paese.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 10:18:58 +0200</pubDate>
                        <title>Scuola, la lotta paga: archiviato il procedimento disciplinare contro la docente dell&#039;IIS Mattei. USB Bologna: &quot;giù le mani dalla libertà di insegnamento e dalle lotte per la Palestina!&quot;</title>
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		                        		https://scuola.usb.it/leggi-notizia/scuola-la-lotta-paga-archiviato-il-procedimento-disciplinare-contro-la-docente-delliis-mattei-usb-bologna-giu-le-mani-dalla-liberta-di-insegnamento-e-dalle-lotte-per-la-palestina-1021.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Crolla l'impianto accusatorio e repressivo all'IIS &quot;Enrico Mattei&quot; di San Lazzaro di Savena: il Dirigente Scolastico dispone l'archiviazione formale senza alcuna sanzione. USB Bologna: &quot;Non serve un divieto esplicito per fare censura, basta la burocrazia del sospetto. Ma la mobilitazione di lavoratori e studenti ha fermato la ritorsione.&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È stato notificato il provvedimento di archiviazione firmato dal Dirigente Scolastico dell'IIS &quot;Enrico Mattei&quot; di San Lazzaro di Savena, che chiude e cancella definitivamente il procedimento disciplinare avviato nei confronti della docente dell'istituto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vicenda era esplosa a seguito di una lezione del&nbsp;10 dicembre 2025: un collegamento online di approfondimento sulla Palestina con la dott.ssa Francesca Albanese, organizzato da DocentiperGaza e inserito pienamente nella programmazione di Educazione Civica e Storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'ispezione ministeriale attivata a seguito di attacchi politici e mediatici non ha potuto rilevare alcuna scorrettezza, violazione o contenuto inappropriato. Il grottesco tentativo di punire la docente attaccandosi a cavilli burocratici, presunte e inesistenti mancanze di autorizzazioni preventive o accordi formali è crollato miseramente di fronte alla fermezza della difesa della libertà di insegnamento e dell'autonomia didattica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB Bologna prende parola con una nota di netta condanna dell'accaduto e di rivendicazione della vittoria: &quot;Lo abbiamo sempre detto, si trattava di un'attività didattica legittima, svolta in aula, inserita nella programmazione e del tutto coerente con gli obiettivi disciplinari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A partire da una segnalazione isolata e reazionaria si è scatenata una sproporzionata gogna esterna, politica e mediatica, finalizzata a intimidire la scuola pubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma la stessa ispezione non ha potuto contestare in alcun modo ciò che è stato insegnato. Di fronte al vuoto delle accuse sul piano dei contenuti, si è tentato di spostare il tiro sulle procedure formali, cercando nel cavillo amministrativo la clava disciplinare con cui colpire una lavoratrice. Questo ennesimo tentativo di repressione è stato ricacciato indietro!&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sindacato denuncia con forza il clima di censura e ostilità che contorna la trattazione della questione palestinese nelle scuole e nelle università: &quot;Nelle nostre scuole si applica un doppiopesismo intollerabile: il caso della Palestina è emblematico,&quot; prosegue USB Bologna. &quot;Mentre si spalancano le porte all'indottrinamento bellicista e aziendale, affrontare la tragedia del popolo palestinese e sostenere le sue lotte di liberazione comporta un automatismo di sospetto e sanzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come insegna il pensiero critico di Michel Foucault, per censurare non serve un divieto d'imperio: basta costruire un castello di cavilli, burocrazia e 'rischi percepiti' attorno a un tema per renderlo sconsigliato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tratta di un dispositivo strisciante volto a produrre l'autocensura di docenti e dirigenti e a trasformare la scuola pubblica in un luogo silenziato e conformista.&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, USB Bologna rilancia la mobilitazione a sostegno di tutti i lavoratori della scuola: &quot;Rifiutiamo l'idea che l'insegnamento debba sottostare a un'autorizzazione preventiva o a una continua tutela burocratica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una scuola che sostituisce la responsabilità professionale dei docenti con la prudenza amministrativa è una scuola che rinuncia alla sua funzione formativa e politica. Non c'era nulla da sanzionare rispetto alla Docente dell'IIS Mattei perché la libertà di insegnamento non si sanziona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa è una vittoria per tutti i lavoratori, gli studenti e i soggetti sociali che si sono schierati al fianco della docente in questa battaglia. Rispondere colpo su colpo agli attacchi e scendere in piazza paga: continueremo a difendere la libertà d'insegnamento, la scuola pubblica e il diritto di parlare di Palestina e di tutte le lotte di liberazione dei popoli. “Fiero chi lotta, fiero chi non si piega!&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB Bologna</p>]]></content:encoded>
			
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