Fuori dalla storia, dentro la propaganda. Le nuove indicazioni nazionali per la filosofia ai licei: un progetto di impoverimento culturale e distruzione della coscienza critica e di classe.

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Le nuove indicazioni nazionali per i Licei confermano ciò che temevamo: non si tratta di una riforma con obiettivi pedagogici, ma di un'operazione ideologica. Lo diciamo come lavoratrici e lavoratori di USB Scuola e come studentesse e studenti di OSA, con la stessa chiarezza con cui lo affermano ormai oltre sessanta docenti universitari che hanno firmato un appello di denuncia pubblica contro queste scelte.
Cosa prevedono, in concreto, le nuove linee guida per la filosofia? L'esclusione per usare un eufemismo temeraria di filosofi come Spinoza, Leibniz, Marx. La riduzione di Kant alla sola idea di critica, svuotando il criticismo dei suoi fondamentali contenuti morali e storico-politici. La sparizione di Fichte e Schelling, con la conseguente amputazione dell'intera filosofia classica tedesca. La possibilità di studiare uno solo tra Hobbes, Locke e Rousseau, tre pilastri del pensiero politico moderno, come se fossero intercambiabili, irrilevanti nella loro specificità.
Non si tratta di dimenticanze. Si tratta di scelte. E le scelte hanno sempre un senso e un obiettivo.
Quello che viene eliminato o marginalizzato non è casuale: è sistematicamente il pensiero critico, razionalista, materialista, quello che insegna a leggere i conflitti sociali, le strutture di potere, le contraddizioni del presente. Viene invece promossa una didattica tematica che, sotto l'apparenza di una modernizzazione, dissolve il metodo storico-critico, sradica i saperi dal loro contesto, neutralizza la filosofia come strumento di comprensione del reale.
Come USB Scuola e OSA denunciamo che questo non avviene nel vuoto: si inscrive in un quadro più ampio di riforme che hanno smantellato e trasformato la scuola pubblica statale in un luogo di formazione di forza lavoro per un mercato dominato dal sistema post-fordista. La stessa logica che spinge l'alternanza scuola-lavoro, che riduce il sapere a competenze spendibili, che subordina la conoscenza alle esigenze del mercato, agisce anche qui, solo con vesti culturali diverse. La «polpetta avvelenata», come la chiamano i professori firmatari dell'appello, è confezionata bene: arriva con il linguaggio della modernizzazione e dell'innovazione, ma il suo effetto è una regressione profonda.
Sono le studentesse e gli studenti a pagare il prezzo più alto, perché gli viene consegnata una filosofia decapitata, privata degli strumenti per pensare il capitalismo, la storia, il potere, la crisi. Non è un caso. Una generazione che non conosce Marx, che non studia le categorie del pensiero critico, che non ha accesso alla profondità della tradizione filosofica moderna, è una generazione più facilmente governabile, meno capace di resistere, meno attrezzata a immaginare alternative.
Chiediamo il ritiro immediato di queste indicazioni e l'apertura di un confronto reale, con docenti, ricercatori, studentesse e studenti, sui contenuti e i metodi dell'insegnamento filosofico. La scuola pubblica statale non è un laboratorio per progetti di egemonia culturale. È un bene comune, e noi lo continueremo a difendere.

Lo scorso 7 maggio USB Scuola e OSA, con Cambiare Rotta e altre sigle sindacali e studentesche, hanno promosso con successo uno sciopero del mondo della formazione che aveva fra i suoi motivi di convocazione il rifiuto delle nuove Indicazioni Nazionali e, più in generale, della cosiddetta scuola del capitale umano. La scuola di Valditara è la continuazione dell scuola-azienda costruita negli ultimi anni con la caratterizzazione reazionaria e regressiva tipica di questo Governo.

Rafforziamo l’alleanza studenti-lavoratori, per una Nuova scuola pubblica statale che torni a emancipare e a costruire sapere critico. Facciamolo a partire dallo sciopero generale del 18 maggio!