La scuola militarizzata. Per il Governo Meloni, la scuola è un problema di ordine pubblico.
USB Scuola condanna con forza la direttiva congiunta dei ministri Valditara e Piantedosi che, dietro la retorica rassicurante e demagogica della sicurezza e del rispetto delle regole, accelera la svolta autoritaria e repressiva nella scuola pubblica statale.
Questa direttiva segna un passaggio politico chiarissimo: la scuola non è più considerata un luogo di formazione, emancipazione e crescita critica, ma viene trattata come uno spazio da sorvegliare, un ambiente potenzialmente pericoloso da sottoporre a controllo poliziesco.
È una visione che rovescia i principi costituzionali e snatura radicalmente la funzione della scuola pubblica statale.
L’ipotesi di inserire gli istituti scolastici nei piani di controllo del territorio, l’attivazione di controlli mirati e persino l’uso di metal detector agli ingressi rappresentano una militarizzazione inaccettabile degli spazi educativi. Non siamo di fronte a misure di prevenzione, meno che mai a investimenti per risolvere gli annosi problemi strutturali della scuola, ma a una strategia di gestione repressiva del disagio sociale, scaricata ancora una volta su studenti, studentesse, personale scolastico e dirigenti.
È particolarmente grave infatti il ruolo attribuito ai dirigenti scolastici, trasformati di fatto in snodi di segnalazione e richiesta di intervento delle forze dell’ordine, esponendoli a pressioni, responsabilità improprie e a un conflitto insanabile con lavoratrici, lavoratori e famiglie. Un’operazione che tenta di normalizzare l’idea che la sicurezza venga prima dei diritti, e l’ordine prima dell’educazione.
Il Governo continua deliberatamente a non intervenire sulle cause reali del disagio: classi sovraffollate, organici insufficienti, precarietà strutturale, assenza di presidi socio-educativi, povertà materiale e culturale, smantellamento dei servizi territoriali.
Di tutto questo, nella direttiva, non c’è traccia. Al loro posto, arrivano pattuglie, controlli e dispositivi di sorveglianza.
USB Scuola respinge questa impostazione securitaria e stigmatizzante che colpisce in particolare le scuole dei territori più fragili, contribuendo a rafforzare meccanismi di esclusione, criminalizzazione e selezione sociale. La scuola non può diventare il laboratorio di una nuova dottrina dell’ordine pubblico applicata ai giovani.
Non accettiamo una scuola ridotta a spazio di contenimento. La sicurezza vera si costruisce con diritti, investimenti, inclusione, libertà di insegnamento e partecipazione democratica, non con l’intervento repressivo dello Stato.
USB Scuola invita tutte e tutti a vigilare, a non normalizzare questa deriva e a respingere ogni tentativo di trasformare la scuola pubblica statale in un avamposto securitario.
Difendere la scuola oggi significa difendere la democrazia, contro un Governo che risponde al disagio sociale non con giustizia e diritti, ma con controllo e repressione.