La scuola pubblica statale è antifascista. Solidarietà e sostegno alle docenti e ai docenti del Livi di Prato.
USB Scuola Toscana esprime solidarietà e sostegno alle docenti e ai docenti dell’Istituto Superiore “Carlo Livi” di Prato, sotto attacco per aver dedicato al tema dell'antifascismo una giornata di attività didattica nell'ambito delle ore di educazione civica.
In un post Facebook di Azione Studentesca, si denuncia come “catechismo politico forzato” un’attività scolastica dedicata all’antifascismo, annunciata da una circolare interna del 19 dicembre. Attività che prevedeva, tra le altre cose, la visione del film Una giornata particolare di Ettore Scola: un’opera cinematografica riconosciuta, studiata da decenni nelle scuole e nelle università.
L'attacco di Azione studentesca si inserisce nel contesto generale in cui è precipitato il nostro Paese. L’antifascismo viene contrabbandato come pensiero unico, mentre si invoca e si difende genericamente il pensiero critico, come se questo potesse nascere nel vuoto pneumatico della storia o, peggio ancora, facendo finta che il fascismo sia stato una simpatica opinione fra le tante. Evidentemente per qualcuno la libertà di pensiero esiste solo quando non disturba. A chi lamenta l'assenza di un contradditorio, chiediamo: quale sarebbe la controparte dialettica rispetto all'antifascismo?
Ma la verità è molto semplice e non riguarda solo il tema dell'antifascismo, soprattutto quello di maniera del cosiddetto centrosinistra. Nessuno ha a cuore gli interessi reali della scuola pubblica statale, ma sarebbe meglio parlare degli interessi e dei bisogni delle studentesse e degli studenti. La scuola passa agli onori della ribalta solo quando c'è da realizzare un duello tanto ideologico quanto demagogico e finto tra le due controparti politiche del nostro Paese, la destra e il centrosinistra, che poi, quando c'è da governare, si ritrovano a seguire le stesse scelte politiche: tagli alla scuola, quindi al diritto all'istruzione, modifiche finalizzate alla subordinazione della programmazione didattica agli interessi della filiera produttiva. Pronti a stracciarsi le vesti a suon di comunicati quando governa la parte politica opposta, ancora più pronti quando c'è da obbedire a diktat sovranazionali che impongono riforme e tagli.
USB Scuola Toscana lo ribadisce con chiarezza, visto che qualcuno sembra averlo dimenticato: il mestiere dell’insegnante, come l’intero sistema della scuola pubblica statale, poggia sui valori e sui principi dell’antifascismo. Non per scelta ideologica, ma per scelta costituzionale. La scuola della Repubblica nasce dall’antifascismo e forma cittadine e cittadini alla democrazia, alla tolleranza, alla libertà.
Definire tutto questo propaganda significa rovesciare la realtà: la vera operazione ideologica è tentare di intimidire la scuola, delegittimare i docenti, esporre circolari interne alla gogna social e pretendere di stabilire dall’esterno cosa sia lecito insegnare. Altro che voglia di libertà, qui siamo al tentativo di normalizzare la censura. Ma d'altronde, come dicevamo, le disposizioni che giustificano e avallano tutto questo vengono dall'alto, come dimostrano i disegni di legge a firma Gasparri e Delrio.
Le lavoratrici e i lavoratori della scuola pubbica statale non possono accettare lezioni di educazione civica da chi contesta l’antifascismo ma pretende di parlare in nome della Nazione. La scuola non è un terreno di conquista politica né un luogo da bonificare: è uno spazio di libertà, sapere critico e memoria storica.
Ai docenti del Livi diciamo con chiarezza: non siete soli.
Difendere e costruire l’antifascismo a scuola non è propaganda. È semplicemente fare il nostro lavoro.