Legge 104 e congedo parentale: i cambiamenti riguardano anche il personale della scuola

Nazionale -

A partire dal 13 agosto sono intervenute delle novità importanti per quanto riguarda due argomenti molto delicati, che riguardano tutti i lavoratori, inclusi i lavoratori della scuola.

Per quanto riguarda i familiari di persone che godono dei benefici della L. 104 art. 3 comma 3 (condizione di gravità), per fruire dei 3 giorni di permesso non occorre più essere dichiarati “referente unico”: anche più di un familiare può fruire dei giorni di permesso, che comunque restano 3 al mese. Per potere invece fruire del congedo straordinario per assistenza al familiare disabile, questo viene esteso ai conviventi di fatto come soggetti individuati prioritariamente, al pari del coniuge. Per fruire del congedo, retribuito per un periodo massimo di 24 mesi, occorre essere conviventi del familiare disabile: convivenza che può essere instaurata anche in un secondo momento e deve essere garantita per tutto il periodo del congedo.

Viene quindi data la possibilità di assistere il familiare disabile a più persone, consentendo anche una sana alternanza tra i familiari.

Sul piano della genitorialità, il congedo parentale retribuito al 30% viene esteso fino ad un massimo di 9 mesi nei primi 12 anni di vita del bambino, suddivisi tra i genitori come segue:

  • alla madre spettano 3 mesi non trasferibili all’altro genitore;
  • al padre spettano 3 mesi non trasferibili all’altro genitore;
  • sia alla madre che al padre spettano ulteriori 3 mesi, da fruire in alternativa tra loro.

Inoltre, ai padri sono riconosciuti 10 giorni di congedo obbligatorio e retribuito, anche non continuativi, indipendenti dal congedo della madre.

In caso di genitore solo, sono riconosciuti 11 mesi di congedo, di cui 9 retribuiti al 30%, fino ai 12 anni di vita del bambino.

Si tratta di passi avanti nel diritto alla genitorialità, in particolare alla paternità, finora non riconosciuto ai dipendenti statali che hanno dovuto ricorrere ad altre forme di assenza (spesso non retribuita) per potere stare con i figli, e nel diritto della donna lavoratrice a scegliere quanto tempo dedicare all’astensione dal lavoro nella tranquillità che il padre si potrà prendere cura del bambino.

Attendiamo che venga esteso il diritto all’accesso al nido e alla scuola dell’infanzia, istituzioni fondamentali per una crescita armoniosa dei bambini e per il rientro al lavoro dei genitori, ma ancora limitati ed esosi in tutto il paese.

 

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