L'Italiano L2: limiti, problemi, possibilità

Tra le novità introdotte dalla Buona Scuola, una senz’altro ha suscitato solo plauso: la creazione di una classe di concorso per docenti di Lingua italiana a stranieri, denominata A023.

Finora la scuola ha affrontato la questione dell’integrazione linguistico-culturale degli allievi di madrelingua diversa dall’italiano, utilizzando per lo più risorse esterne al corpo docente, o quei docenti che si sono specializzati per loro scelta e a loro spese e ha approntato delle linee guida di accoglienza degli allievi migranti, o di seconda generazione, solo in tempi recenti (2006 e 2014), rispetto ad un fenomeno migratorio che ha assunto vaste proporzioni, nel nostro paese, ormai da una ventina di anni. Considerando l’assenza di una direzione politica dell’integrazione, la scuola ha fatto moltissimo, ma non possiede una bacchetta magica: i corsi di Italiano L2 e le attività “ponte” che consentono ad un allievo non italofono di inserirsi gradualmente nelle attività didattiche della sua classe sono stati affidati ad associazioni la cui presenza a scuola è spesso legata a progetti temporanei e alla buona volontà. Un approccio emergenziale che solo nella scuola italiana poteva diventare “stabile” nella sua precarietà ed estemporaneità.

Il Servizio Statistico del MIUR pubblica annualmente un report sugli alunni stranieri inseriti nel nostro sistema scolastico (

hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/focus231115

): basta scorrerne alcuni numeri e guardare dei grafici per intuire le proporzioni della mancata inclusione degli studenti “stranieri” e la loro condanna, reiterata negli anni, all’insuccesso scolastico o all’integrazione verso il basso; il numero di ripetenti, gli indirizzi di scuola superiore prescelti e gli anni di effettiva frequenza scolastica ci dicono di un mal funzionamento del sistema istruzione come fattore positivo per la mobilità sociale.

L’introduzione a scuola di figure specializzate come i docenti di Italiano L2 risponde quindi a un bisogno della società; risponde tardivamente, ma su questo nessuno si è sognato di polemizzare. Il vespaio non si è alzato neanche per i crediti universitari e le certificazioni riconosciute dal MIUR e richieste ai futuri docenti di L2: la selezione era talmente raffinata che in molte regioni il numero dei concorrenti è stato inferiore al numero dei posti disponibili.

Tale selezione è stata poi organizzata in modo da escludere dalla selezione concorsuale gran parte dei docenti che negli anni si sono specializzati nell’insegnamento dell’Ital2 – in rari casi anche a spese del Ministero. Non ha potuto infatti accedervi né chi ha conseguito la specializzazione con i corsi che lo stesso MIUR riconosceva (ad esempio DITALS 1 e 2, CEDILS), né chi ha conseguito un Master biennale, a meno che non provenisse da un percorso di studi in lettere e avesse sostenuto specifici esami nel percorso di laurea. Una condizione che ha sostanzialmente cestinato le risorse e l’esperienza esistente sui territori, costruita in anni e anni di percorsi organizzati tra mille difficoltà che però molti frutti avevano dato, in termini di materiali di studio e buone pratiche.

Nessuno ha avuto da ridire sul fatto che i docenti della classe A023 fossero previsti solo nella scuola secondaria, anche se le seconde generazioni di immigrati rendono sempre più centrale l’insegnamento della lingua italiana nella scuola primaria, ora che i neo-arrivati negli altri gradi di istruzione sono sensibilmente diminuiti rispetto al recente passato. Probabilmente nessuna critica è stata posta perché era già un sollievo che “si facesse qualcosa” per i non italofoni. Qualcosa in un momento in cui, le risorse che erano state stanziate negli anni passati per l’inclusione degli studenti migranti o di seconda generazione, anche nelle regioni e nelle città a più alto flusso migratorio (si pensi a Milano che ha avuto in tal senso una storia sicuramente virtuosa) sono state ridotte al lumicino e non consentono alle scuole di organizzare percorsi credibili e sostenibili di inclusione e di garantire i presupposti per il successo scolastico e formativo degli allievi non italofoni.

Tuttavia, lo stesso Ministero che ha creato la A023 e che pubblica annualmente il Notiziario sugli allievi stranieri, circa il 10% dell’intera popolazione scolastica, non si è curato di assumere gli insegnanti di Italiano L2 che hanno superato il concorso. Giusto per fare degli esempi, in Sicilia nessuno posto disponibile per i 28 vincitori; in Piemonte, dei 46 posti messi a bando, solo tre sono stati assegnati: uno nella provincia di Torino, due in quella di Alessandria.

I pochi posti occupati dai docenti di Italiano L2 si trovano solo nei Centri Provinciali di Istruzione per Adulti, frequentati da lavoratori che hanno un imminente bisogno di acquisire la lingua italiana, così come lo Stato ha bisogno che questi lavoratori siano attrezzati all’integrazione. Nessun investimento invece per i figli dei migranti: la generazione che potrebbe realizzare l’aspettativa di un futuro migliore, che è alla base di ogni movimento migratorio, resta ai margini del successo scolastico e ciò può voler dire anche marginalità sociale nell’età adulta.

Le ragioni della mancata assunzione dei docenti di Italiano L2 sono imperscrutabili: alcuni dirigenti scolastici sconoscevano questa classe di concorso e per questo non ne hanno fatto richiesta, altri spiegano che nel momento in cui hanno stimato il fabbisogno della propria scuola, la classe A023 non era nemmeno stata creata, altri ancora dicono di aver fatto richiesta senza avere ottenuto docenti con questa specializzazione. Qualsiasi ragione, tuttavia, lascia intravedere una chiara responsabilità del Ministero dell’Istruzione per avere deciso, ancora una volta, di trascurare il problema. Ciò equivale ad operare per aggravarlo e acutizzarlo, fingendo di non percepire che ciò che accade oggi a scuola, in un ambiente protetto, accadrà domani nella società. Al ministro Giannini, da linguista, non sfuggirà il ruolo che una piena competenza linguistica ha nell’esercizio della cittadinanza. A meno che non ci creda, dovrebbe sentirsi colpevole.


Carla Piazza (Docente A023 Torino), Lucia Donat Cattin (Usb Scuola Milano)