Nasce il ministero dell'assistenza privatizzata di Valditara: foresterie e social card per i lavoratori della scuola
Conosciamo bene i problemi che affrontano i lavoratori e le lavoratrici della scuola quando, per potere lavorare, sono costretti a lasciare le loro case nel centro sud Italia per spostarsi verso il nord. Affitti, viaggi, costi della vita a prezzi esagerati e uno stipendio che non consente se non la mera sopravvivenza.
Ma ecco che il ministro arriva in soccorso:
Mettiamo in mano a privati un’edilizia scolastica inclusiva di alloggi per fuori sede, che così vivranno a scuola, non avranno problemi a prestare ore aggiuntive, a prendere mille incarichi malamente retribuiti alla fine dell’anno da un MOF e un FIS sempre più poveri. In cambio i privati gestiranno tutti i servizi della scuola, e quindi, in poche parole, accedendo anche ai piani dell’offerta formativa.
Privatizziamo la salute con assicurazioni che coprono le cure e la prevenzione, ma fino ad un certo punto, senza esagerare.
Eliminiamo la carta del docente e creiamo una carta servizi per avere sconti su beni e servizi come cura della persona, prodotti per la casa, elettronica, elettrodomestici, servizi per la famiglia, centri estivi, mobilità, moda e articoli sportivi, apparecchi elettronici, elettrodomestici, pacchetti vacanze, occhiali da vista”. I viaggi hanno uno sconto fino al 10%, ma solo su alcune tratte, che spesso arrivano a costare anche 300 euro.
Insomma, docenti e ATA, poveri pezzenti, vi facciamo lo sconto pure sulla spesa, ma comprate, comprate che il mercato vuole quel che riuscite a mettere da parte con tanta fatica.
Ma il MIM foraggia a larghe maniche anche le banche e gli speculatori finanziari, con prestiti, anticipo del TFS, cessione del quinto, mutui e obbligando, tramite il silenzio assenso, all’iscrizione al fondo Espero, per regalare agli speculatori i TFS del personale della scuola, tanto se l’azzardo va male e fallisce, saranno docenti e ATA a perdere i soldi accumulati con i sempre maggiori anni di servizio.
La soluzione non è un aumento salariale degno di questo nome, che restituisca dignità alle professionalità che portano avanti la scuola. La soluzione è sempre foraggiare il privato e i suoi interessi, perché possiamo dirlo tranquillamente: al ministro interessa servire il capitale, non lo Stato e i suoi dipendenti.
L’ennesimo insulto alle lavoratrici e ai lavoratori della scuola!
USB Scuola chiede l’apertura di una stagione contrattuale che veda il ripristino di un salario adeguato al reale costo della vita e all’inflazione attuale, comprensiva dei costi energetici, che consenta alle lavoratrici e ai lavoratori di potere portare avanti la propria professione con dignità e autonomia rispetto al mercato e alle speculazioni che si vogliono portare avanti sulla loro pelle.