Riforma dei tecnici. Dentro la scuola neoliberale dell’autonomia scolastica non ci si salva da soli. Il 7 maggio è sciopero della scuola!

Nazionale -

Abbiamo accolto con sincero favore la proclamazione da parte della Flc Cgil dello sciopero del 7 Maggio già indetto da Cobas Scuola ed USB P.I., anche perché agiamo e ci confrontiamo in tutti quegli ambiti di discussione e ragionamento "dal basso" che invocano  sempre "unitarietà" delle date e delle lotte (compresa quella studentesca, ben presente il 7 maggio).
Ci lascia invece a dir poco perplessi la sola indizione per gli istituti tecnici, che passa dall'idea che in quel pezzo di scuola possa esserci una percentuale più significativa di adesioni rispetto ad una indizione su tutti gli ordini e gradi. È chiaro però che la Flc Cgil, dopo anni di sostanziale "accompagnamento critico" del processo di smantellamento della scuola pubblica statale portato avanti dal sistema neoliberale, che in Italia ha avuto la sua realizzazione con la tanto amata autonomia scolastica, oggi provi a svuotare quella narrazione critica che sta attraversando il Paese, provando a decontestualizzare la riforma dai tecnici dal quadro di trasformazione complessiva dell’istruzione pubblica. Questo è il rischioso effetto di una indizione parziale.
C'è un secondo macigno che pesa su questa fase: la Flc Cgil prova a nascondere la firma velocissima su un rinnovo contrattuale con inadeguati aumenti stipendiali in pieno decollo dell’inflazione.
Il tutto  con una mossa parziale, in cui separando la riforma dei tecnici dal contesto di una scuola statale sempre più gerarchica e di classe, in cui si tagliano organici e processi di inclusione, si costruiscono segmenti di istruzione in cui si ritorna all’avviamento al lavoro e si riduce la cultura liceale (nuove indicazioni), si finisce per perdere di vista il nesso tra questa ulteriore trasformazione e l'impianto complessivo della scuola neoliberale.

Crediamo, mantenendo la volontà di rispondere a quel mandato che viene da un parte della categoria di non frammentare la lotta, che queste cose vadano portate al dibattito e alla discussione, perché più che la riuscita della data del 7, sulla quale ognuno deve produrre il massimo sforzo di partecipazione, determineranno il prosieguo della partita (che cosa facciamo dopo il 7 maggio?) che è la partita contro un modello scolastico nato con la autonomia scolastica e che oggi è il nemico da affrontare, anche quando al posto di Valditara dovesse esserci una figura di tecnocrate alla Bianchi o perfino un soggetto proveniente dal mondo culturale che oggi critica  giustamente la scuola di classe di Valditara.
Anche con Christian Raimo o Tomaso Montanari, o si smonta la scuola di classe e dell’autonomia scolastica, dell’alternanza scuola lavoro, della militarizzazione, dei salari bassi, o continueremo a non invertire la rotta.