Studenti e lavoratori uniti, un'unica lotta contro la scuola della guerra. Blocchiamo le scuole insieme: 30 ottobre sciopero generale!
In pochi giorni le studentesse e gli studenti di tutta Italia hanno trasformato la loro rabbia in organizzazione. Dopo lo sciopero studentesco del 16 ottobre, da Roma al resto del Paese le scuole sono state occupate contro i circa 620 milioni di tagli all'istruzione previsti dalla Legge di Bilancio per il triennio 2026-2028, decisi da un Governo che sceglie di investire nella guerra e non nel futuro. Non solo una lotta organizzata da studenti e studentesse: anche i lavoratori e le lavoratrici dell’USB Scuola sostengono le occupazioni, perché le ragioni che le muovono sono le stesse che ogni giorno portano lavoratrici e lavoratori a scioperare contro salari poveri, precarietà e servizi pubblici smantellati.
Negli anni la scuola è stata trasformata in un meccanismo che fabbrica manodopera precaria, con lo scopo di abituare i giovani ad accettare frustrazione e ricatto e che riproduce le divisioni di classe funzionali al mercato del lavoro Quella che avevamo chiamato “scuola-gabbia” alcuni anni fa, per descrivere la rottura dell’ascensore sociale che si è prodotta nella società e fra i banchi. È una scuola che nega il diritto a una formazione libera, come dimostra la legge Valditara, con il divieto dell'educazione sessuo-affettiva nella scuola primaria, subordinata al consenso scritto dei genitori alle medie e alle superiori. Divide anche studentesse e studenti in base alla loro provenienza: con il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi prime e le multe ai genitori, il Governo usa le aule per fare propaganda razzista, trattando come un problema da distribuire tra le scuole ragazze e ragazzi che crescono nei nostri quartieri e studiano tra i nostri banchi.
Lo stesso sguardo ricade sul disagio giovanile. Ansia, isolamento e abbandono scolastico crescono in una generazione a cui si promette solo precarietà, e la risposta del Governo passa per voto in condotta, sospensioni e decreto Caivano. Una scuola che punisce invece di prendersi cura, trasforma il malessere in una colpa, mentre servirebbero più psicologi, più docenti, classi meno affollate e spazi in cui gli studenti possano decidere il loro futuro. Siamo di fronte a una torsione reazionaria che ha portato il movimento degli studenti a parlare di “scuola caserma”, d’altronde collimante con il processo di militarizzazione che investe tutta la società che stiamo contrastando come organizzazioni, e con campagne ampie che sosteniamo, come quella de “La conoscenza non marcia”.
Chi studia e chi lavora fa parte dello stesso blocco sociale. Le figlie e i figli delle famiglie che arrivano a fatica a fine mese vedono oggi le proprie scuole cadere a pezzi mentre i fondi vanno alle armi, e domani entreranno in un mercato del lavoro fatto di contratti a termine e sfruttamento. Dentro le stesse scuole docenti e personale ATA lavorano con salari che l'inflazione ha svuotato, con stipendi d'ingresso degli ATA sotto i 10 euro netti l'ora, carichi di lavoro crescenti e una burocrazia che sottrae tempo all'insegnamento. Anche per loro la scuola diventa ogni anno più autoritaria, tra controlli, ispezioni e richiami a chi esprime dissenso. Per questo l'alleanza di classe tra studenti e lavoratori è per noi una necessità politica, l'unico modo per opporsi a ricchi, potenti e guerrafondai che stanno scaricando su di noi il costo delle loro scelte.
Respingiamo il paternalismo di chi accusa i giovani di non capire e di chi vorrebbe ascoltarli solo dopo averli divisi tra buoni e cattivi. Le studentesse e gli studenti sanno benissimo di cosa parlano, perché le scuole che cadono a pezzi le vivono ogni giorno. Respingiamo anche la narrazione del governo: la stessa politica che finanzia il riarmo nega a ragazze e ragazzi gli strumenti per parlare di consenso, relazioni e violenza di genere, e poi pretende di insegnare loro come si protesta.
L'unica divisione che conosciamo e accettiamo è quella tra sfruttatori e sfruttati. Per questo il 30 ottobre saremo insieme nello sciopero generale, dai porti alle scuole agli ospedali, contro guerra, riarmo e carovita. Invitiamo studentesse, studenti, lavoratrici e lavoratori a riempire le piazze, perché nelle scuole come nei luoghi di lavoro la lotta è una sola, contro chi si arricchisce con la guerra sulle nostre vite.
Il 30 ottobre – grazie all’impegno del CALP-USB di Genova, a USB Porti e tanti altri sindacati internazionali, fra cui quelli aderenti alla Federazione Sindacale Mondiale – sarà anche sciopero mondiale dei porti. E’ un avvenimento storico che rafforza quella giornata, nella cui cornice si farà sentire l’Alleanza Studenti – Lavoratori della scuola che da tempo promuoviamo.
Facciamo come in Francia: blocchiamo insieme le scuole, studenti e lavoratori uniti. Disertiamo le scuole della guerra, della repressione, del razzismo, dello sfruttamento, e riempiamo le piazze contro il carovita e la guerra, per una nuova scuola pubblica in una nuova società.
USB Scuola
OSA - Opposizione Studentesca d'Alternativa