TFS: una truffa annunciata

In allegato il volantino

Nazionale -

La finanziaria della scorsa estate ha colpito duramente la scuola, ma mentre sono ormai note a tutti le misure di blocco dei contratti e degli scatti d’anzianità, pochi si sono resi conto dello “scippo” del TFS ai colleghi entrati in ruolo prima del 31 dicembre 2000.

La norma impone che dal 1 gennaio i nostri TFS (fin qui maturati) vengano congelati e per i futuri anni di servizio la buona uscita venga computata come il TFR, ma rivalutata meno.

In sintesi, chi è in regime di TFS continuerà a versare il 2,5% dell’80% dello stipendio, ma avrà una rivalutazione del 6,91% annuo solo sull’80% di quanto accantonerà. In pratica avremo il peggio del TFS (versare il 2,5%) e del TFR (rivalutazione su quanto accantonato di anno in anno e non sull’ultimo stipendio).

Inoltre, ribadiamo che mentre sul TFR viene applicata una rivalutazione annua del 6,91% su tutto l’ammontare accantonato, per gli ex TFS la rivalutazione interverrà solo sull’80%.


Nel vedere come i sindacati collaborazionisti non dicessero nulla su questo punto, la scorsa estate avevamo sospettato che si volesse approfittare di questa misura per rilanciare l’asfittico Fondo Espero (il Fondo pensionistico integrativo del settore scuola).

Il TFS è infatti più conveniente del TFR, pertanto chi ne godeva non aderiva al Fondo Espero anche per non passare in regime di TFR (passaggio obbligatorio in caso di adesione ai fondi pensione).

Nel 2007 ai dipendenti pubblici non venne applicata la misura della scelta entro 6 mesi tra liquidazione e fondi pensione (ricordate il silenzio-assenso?) anche perché avrebbero per legge obbligato a passare da TFS a TFR. Ora che non abbiamo più il TFS tutto è possibile.


I sindacati gestori del fondo (CGIL,CISL,UIL,SNALS,GILDA) insieme al MIUR hanno approfittato per lanciare l’allarme e dire ai lavoratori che l’unica salvezza per la liquidazione era l’adesione immediata ad Espero entro il 31 dicembre, perché in tal modo avrebbero avuto sì un regime di TFR, ma la rivalutazione del 6,91% su tutto l’ammontare accantonato e non solo sull’80%.

Vedendo che nessuno ci cascava, hanno ottenuto una proroga di tre anni per aderire ad Espero con queste condizioni.

Quello che i sindacati venditori di prodotti finanziari non ci dicono è che la parte accantonata ora resta TFS, mentre con l’adesione ad espero anche il pregresso diventa TFR e ci perdiamo comunque.

In realtà, la scelta del fondo pensione è comunque perdente rispetto a qualsiasi sistema di rivalutazione della liquidazione.

Inoltre Espero conta pochissimi aderenti, infatti i vantati 80 000 iscritti risulteranno pochissimi quando si dovranno cominciare a pagare le prime pensioni integrative.

Ecco che ci spieghiamo sia la misura della finanziaria, sia lo schieramento di forze sindacali impegnate a spingere i lavoratori a gettare via la liquidazione e il panico percepito nell’ambiente di Espero per le poche adesioni di questi anni.

 

Pare proprio che avessimo ragione noi ad esortare i colleghi a non aderire ai fondi, mentre chi li sponsorizza per proprio interesse non riesce proprio ad ammettere di aver preso una colossale cantonata e ci propone di passare “dalla padella nella brace”.

 

L’allarme allora lo lanciamo noi: NON ADERITE AL FONDO ESPERO PER NESSUN MOTIVO. Organizziamo invece la protesta per difendere la liquidazione e rilanciare le pensioni pubbliche.  

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