USB NON SOTTOSCRIVE IL DOCUMENTO FINALE DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE SULLE MOBILITAZIONI ED IL REFERENDUM CONTRO LA LEGGE 107

La decisione di non sottoscrivere il documento è scaturita dal nostro rifiuto di incanalare il movimento di protesta della scuola verso questa o quella parte politica e di voler salvaguardare l’indipendenza delle lotte dei lavoratori

Quella di Bologna del 5 e 6 settembre è stata una 2 giorni di discussione molto interessante.

Il 5 settembre i comitati a sostegno della LIP (sostenuti nei territori da diversi militanti USB) hanno varato un percorso di rilancio della proposta di riforma della scuola che viene direttamente dagli addetti ai lavori.

Il Secondo giorno la partecipazione è stata molto alta (circa 300 partecipanti, con la presenza di sindacati, decine di associazioni e singoli attivisti) e la discussione ha permesso di condividere analisi e proposte di mobilitazione.

Nel corso del dibattito è emersa la chiara intenzione di non associare il movimento scuola alle avventure referendarie lanciate in tutta fretta nel corso dell’estate e destinate a fallire. Di contro, si è proposto un percorso che prevede l’analisi dei punti da abrogare e, in seguito, un lavoro svolto da un gruppo di costituzionalisti per la fattibilità giuridica dei quesiti.

In pratica, il referendum si farà (non prima del 2017) se sarà possibile tecnicamente e se il contesto politico non lo condannerà in partenza.

L’USB è intervenuta ricordando che la Buona scuola è frutto delle politiche dell’UE e che chi non le mette in discussione non può pensare di poter contrastare i provvedimenti del governo Renzi. Sul referendum abbiamo espresso la nostra contrarietà, sia per i notevoli rischi di caduta del livello di mobilitazione e di mancato raggiungimento del quorum, sia perché un sindacato ha il dovere di agire le proprie “armi” e costruire il conflitto nei posti di lavoro.

 

Fin dai primi interventi è però emersa la volontà degli organizzatori di mettere in risalto la Fiom e alcune parti politiche.

Giunti al termine della discussione è stato proposto un documento che citava, fra l’altro, l’adesione dell’assemblea agli appuntamenti lanciati dalla coalizione sociale di Landini (13 settembre) e a quello di Libertà e Giustizia per il 14 settembre, citando inoltre i parlamentari intervenuti.

L’impianto del resto del documento era condivisibile. Abbiamo chiesto quindi di togliere i riferimenti agli appuntamenti politici del 13 e 14 perché la volontà di confluire nella coalizione sociale non era mai emersa nel dibattito, perché ciò trasformava l’assemblea in una sorta di commissione scuola della proposta politico-partitica di Landini, perché minava l’indipendenza delle lotte della scuola e perché diventava escludente per tantissimi attivisti.

L’assemblea infatti ha visto la partecipazione di tante soggettività che legittimamente afferiscono a diverse formazioni politiche. Indicare come unico referente politico la coalizione proposta da Landini ci è apparsa una forzatura mirata a strumentalizzare la volontà di lotta della categoria scuola a fini elettorali.

Non va dimenticato che il movimento di protesta della scuola si è più volte scontrato con gli ostacoli costituiti dai rapporti politici dei sindacati complici con il maggior partito di governo. Individuare un altro referente politico non elimina questo ostacolo, ne cambia semplicemente il nome.

Come sindacato indipendente da padroni e partiti non potevamo accettare che ci coinvolgessero in questa manovra elettoralistica, ma neanche che una parte politica “mettesse cappello” sull’assemblea, imbrigliando le lotte della scuola.

La determinazione con cui la nostra proposta è stata rifiutata ci ha fatto capire che forse l’obiettivo di “implotonare” la protesta della scuola nelle fila di una determinata compagine politica era uno degli scopi reali e principali di chi aveva lanciato l’appuntamento di Bologna.

Al rifiuto di modificare il documento abbiamo a quel punto dovuto rispondere negando la sottoscrizione da parte dell’USB.

 

Proseguiremo le mobilitazioni, continuando a cercare di costruire convergenze e alleanze sul piano dell’unità sui contenuti e sulle forme di lotta, ma sempre nel pieno rispetto dell’indipendenza.