USB Scuola: 14 milioni ai Dirigenti Scolastici e fondi a tutor e orientatori. A lavoratrici e lavoratori della scuola niente!
Il Governo ha approvato un provvedimento sulla scuola che prevede per l'anno scolastico 2025/2026 uno stanziamento di 14 milioni di euro lordi per i dirigenti scolastici, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il divario retributivo rispetto agli altri dirigenti pubblici. Le risorse confluiranno nel Fondo Unico Nazionale per il 2026 e finiranno direttamente nella retribuzione variabile e nei premi di risultato dei presidi. Accanto a questa misura, il testo stanzia fondi anche per le figure di tutor e orientatori.
Colpisce innanzitutto la provenienza del denaro. La copertura non arriva da nuove risorse, ma dal riutilizzo di capitoli di spesa autorizzati dalla "Buona Scuola" del 2015 e dalla legge di stabilità del 2016. Quando serve premiare le figure apicali, quindi, i fondi si trovano riallocando vecchie dotazioni. Quando si chiede di rinnovare i contratti, recuperare l'inflazione e stabilizzare i precari, si risponde che non ci sono risorse.
Il divario retributivo esiste, ma riguarda anzitutto docenti e personale ATA, che hanno stipendi tra i più bassi d'Europa e hanno visto erodere il proprio potere d'acquisto da anni di rinnovi tardivi e insufficienti. Un collaboratore scolastico o un insegnante di ruolo con vent'anni di servizio non ricevono un fondo dedicato per colmare la distanza dalle altre amministrazioni. Ricevono la richiesta di fare sempre di più, con classi più numerose e organici sempre più ridotti.
Sul fronte di tutor e orientatori, il giudizio di USB è altrettanto netto. Si moltiplicano mansioni aggiuntive, pagate con incentivi una tantum e sottratte alla contrattazione, mentre la scuola ha bisogno di un incremento sostanzioso di personale stabile, di cattedre coperte dal primo giorno di settembre e di tempo per la didattica. Creare ruoli intermedi e remunerazioni accessorie crea fratture tra le lavoratrici e i lavoratori, gerarchizza il lavoro e scarica sugli insegnanti nuovi compiti senza riconoscere l'impegno su tutto il resto.
La direzione è quella che USB denuncia da tempo: una scuola sempre più verticale, in cui le risorse si concentrano su dirigenza e figure di sistema, mentre la parte più ampia del lavoro resta senza adeguamenti. Gli stipendi variabili e i premi di risultato legano la remunerazione alla valutazione e alla discrezionalità del dirigente, e si allontanano dall'idea di una retribuzione certa e uguale per tutti.
USB Scuola chiede il rinnovo del contratto con aumenti che recuperino realmente l'inflazione, il superamento dei fondi accessori distribuiti in modo discrezionale e l'assunzione su posto vacante dei precari, anziché la moltiplicazione di incarichi aggiuntivi. Le risorse per la scuola devono andare a chi la scuola la fa ogni giorno.