USB Scuola convoca un’assemblea nazionale online per giovedì 16 aprile alle ore 17.30 per affrontare con urgenza il tema della riforma degli istituti tecnici, introdotta dal DM 29 del 19 febbraio 2026

Si tratta di un provvedimento che sta suscitando allarme crescente tra lavoratrici e lavoratori.

Una riforma che indebolisce la scuola pubblica statale.

Nazionale -

Non siamo di fronte a un semplice riordino ordinamentale. La riforma degli istituti tecnici rappresenta un vero e proprio ridimensionamento strutturale della formazione tecnica pubblica: meno ore, accorpamenti forzati di discipline fondamentali, tagli al monte ore del quinto anno, perdita di qualità didattica e laboratoriale. Una trasformazione che colpisce in primo luogo studentesse e studenti, comprimendo gli spazi di apprendimento e impoverendo i saperi.
Il disegno complessivo è chiaro e va chiamato con il suo nome: una scuola a due velocità, classista e selettiva. Mentre i licei conservano intatto il loro impianto, gli istituti tecnici vengono progressivamente svuotati e trasformati in percorsi subordinati, con minori accessi all’università e una spinta sempre più decisa verso gli ITS e la logica della formazione al servizio immediato del mercato. La prospettiva della riduzione da cinque a quattro anni consolida questo modello, mettendo in discussione il ruolo della scuola pubblica come strumento di emancipazione, uguaglianza e formazione critica.

L’assemblea del 16 aprile sarà l’occasione per analizzare nel dettaglio le ricadute reali della riforma sulle scuole. Tra le criticità più urgenti, l’assenza di linee guida definitive che rende impossibile una seria programmazione del PTOF e dei curricoli; la creazione della macro-area “Scienze sperimentali” che riduce ore e specificità laboratoriale di fisica, chimica, biologia e scienze della Terra; la mancanza di tabelle ministeriali sulle classi di concorso, con gravi ripercussioni sulla stabilità degli organici; l’assoluta mancanza di tempo, risorse e figure per riorientare famiglie e studenti rispetto alle iscrizioni già effettuate per il 2026/27.
Una riforma calata dall’alto, senza sperimentazione, senza confronto reale con le scuole, senza ascolto delle rappresentanze sindacali.

Di fronte a questo quadro, USB Scuola non si limita alla denuncia. Nell’assemblea del 16 aprile presenteremo e discuteremo una proposta concreta: l’adozione nei Collegi dei Docenti di una delibera formale per chiedere al Ministero dell’Istruzione e del Merito il rinvio di almeno un anno dell’applicazione della riforma. Un atto che traduce il dissenso in intervento istituzionale, che chiede alle scuole di farsi soggetti attivi, che apre un confronto reale là dove le decisioni vengono calate senza partecipazione.
La delibera chiede che non si proceda all’applicazione della riforma a partire dall’a.s. 2026/27 e che il testo venga trasmesso all’USR, al MIM, al Consiglio di Istituto, alle RSU e alle reti scolastiche territoriali. Invitiamo docenti, RSU e Collegi dei Docenti di tutta Italia ad adottarla e a farne strumento di mobilitazione nelle proprie scuole.

La battaglia sulla riforma degli istituti tecnici non è separabile da una resistenza più ampia da continuare a costruire dentro le scuole. La stessa logica che piega la scuola alle esigenze del mercato e della filiera produttiva è quella che vuole trasformare le giovani generazioni in forza lavoro disciplinata e in carne da cannone. Per questo USB, insieme a OSA e Cambiare Rotta, chiama a raccolta il mondo della scuola, dell’università e del lavoro per la mobilitazione nazionale dell’8 maggio contro la leva militare.
Costruiamo insieme, a partire dall’assemblea del 16 aprile, un percorso che unisca la difesa della scuola pubblica statale all’opposizione a ogni logica di guerra.

Diciamo no alla riforma.

Difendiamo la scuola pubblica statale.