USB Scuola: tra propaganda e matematica creativa Valditara mente sul rientro a scuola

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Mentre studenti e insegnanti si preparano a rientrare in aule che superano i 35 gradi, il Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara concede un'intervista trionfale a “La Repubblica”. Peccato che tra una promessa e l'altra, i numeri raccontino una storia molto diversa. E mentre il termometro schizza, la verità viene sacrificata sull'altare della propaganda.

«Abbiamo investito con successo»: quali soldi?

Alla domanda sul caldo nelle scuole, Valditara risponde perentorio: «Noi abbiamo destinato 3,7 miliardi di fondi Pnrr all'efficientamento energetico». Parole grosse. Peccato che la Relazione della Corte dei conti sul Rendiconto 2025 dica l'esatto contrario: di questi fondi ne è stato speso appena il 26%. Il resto? 2,3 miliardi di euro sono bloccati come "residui passivi" – tradotto: soldi impegnati sulla carta ma mai arrivati ai cantieri.

Il 74,3% di tutti i residui passivi dell'intero Ministero dell'Istruzione è concentrato proprio sull'edilizia scolastica. Non è un dettaglio tecnico: è la prova che il sistema non funziona. I fondi ci sono, ma non riescono a trasformarsi in lavori. Come si fa a dire «abbiamo investito con successo» quando i cantieri sono fermi?

I 20 milioni e la matematica creativa

Ma il capolavoro arriva quando il Ministro annuncia: «In emergenza climatica, ho stanziato altri 20 milioni che dovrebbero consentire di dotare tutte le aule di dispositivi di raffreddamento».

Facciamo due conti: 350.000 aule statali divise per 20 milioni fanno 57 euro ad aula. La risposta di Valditara è degna di un prestigiatore: «Se dal conteggio sottraiamo le scuole già refrigerate, quelle che hanno acquistato dispositivi di raffrescamento in questi mesi e le altre che per posizione geografica non soffrono, la cifra sale di un terzo».

Traduzione: invece di 57 euro, facciamo finta che siano 75. Con cui comunque non ci compri un condizionatore. Al massimo un ventilatore da supermercato, che se tutto fila liscio arriva comunque a scuola iniziata dopo che, durante l'estate più calda del secolo, nessuno ha fatto o detto niente.

La colpa è degli enti locali?

Il Ministro scarica la responsabilità: «Non dimentichiamo che la competenza su questo settore è degli enti locali proprietari degli immobili». Vero, e questo è uno dei motivi per cui il PNRR è stato un fallimento quasi totale. Si è scelto un meccanismo basato sulla capacità di progettazione, assolutamente disuguale, degli enti locali, senza dare alcun sostegno, piuttosto che centralizzare la valutazione e la gestione degli interventi.

La Corte dei conti, infatti, è chiara: il problema è la capacità operativa della catena di attuazione. Molti Comuni non hanno uffici tecnici sufficienti, ma non solo. Gli edifici non hanno le carte in regola perché hanno problemi a monte rispetto all'efficienza climatica: oltre il 41% è privo di collaudo statico, il 56% non ha l'agibilità, tradotto in parole povere il rischio principale è il crollo. Senza agibilità e collaudi, gli interventi sul clima non si possono fare e i soldi restano fermi.

La verità che il Ministro non dice

Mentre Valditara parla di «splendida collaborazione fra ministero ed enti locali», il think tank Tortuga certifica che solo il 7-10% delle scuole italiane ha impianti di raffrescamento (con punte del 5% in Piemonte, Umbria e Basilicata). Tra il 2022 e il 2025, le temperature in classe hanno superato i 26 gradi nel 10% dei giorni di lezione – circa 21 giorni all'anno.

La scuola non vuole essere presa in giro!

Non serve annunciare trionfi da 3,7 miliardi quando i cantieri non partono. Non serve dire «l'abbiamo promesso, l'abbiamo fatto» con 57 euro ad aula.

Serve un piano nazionale che integri climatizzazione, isolamento termico ed efficienza energetica. Serve sbloccare la macchina burocratica che tiene fermi 2,3 miliardi. Serve dire la verità: l'Italia ha un patrimonio scolastico vecchio, insicuro e inadeguato al cambiamento climatico.

Mentre le aule bollono, di tutto abbiamo bisogno tranne che di bugie. Gli studenti e i lavoratori meritano di studiare e lavorare in ambienti sicuri e dignitosi. Non in saune con i ventilatori.