Il documento USB consegnato al Presidente dell'ARAN: La Scuola reclama il CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE e le elezioni RSU

Nazionale -

 

 

 

Al Presidente dell' ARAN

(Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni)



oggetto: stato di "salute" del Contratto Collettivo Nazionale del Comparto Scuola e la democrazia sindacale - richiesta urgente di incontro



L'Unione Sindacale di Base – Pubblico Impiego sottopone a questa Agenzia alcune questioni e proposte relative al Contratto Nazionale del Comparto Scuola 2006-2009 e sue successive modifiche, e lo stato della contrattazione di singola Istituzione Scolastica alla luce del rinvio delle elezioni delle RSU.


Enucleiamo prioritariamente ed esemplificativamente alcune delle conseguenze del blocco del Contratto Collettivo Nazionale e delle ultime leggi finanziarie:


  • Economiche,

se la tendenza generale nel Pubblico Impiego è quella di una piccolissima progressione economica che non fa fronte all'inflazione, nella Scuola le ripercussioni della mancanza di adeguamento stipendiale si fanno particolarmente pesanti. Come ben sa questa Agenzia, lo stipendio nella Scuola non ha nei fatti nessuna possibilità di integrazione con avanzamenti di carriera o indennità varie.

Il blocco per legge degli scatti di anzianità, il taglio repentino dei Fondi per la contrattazione integrativa stanno eliminando le uniche misere fonti di adeguamento stipendiale su stipendi che vanno dai 14.900 euro lordi l'anno per un collaboratore scolastico ad inizio carriera, ad un massimo di 32.900 a fine carriera per un docente laureato.

Di contro stanno considerevolmente aumentando i carichi di lavoro: basta citare l'andamento di crescita della popolazione scolastica e le nuove e complesse problematicità che essa riversa nella scuola.


  • Organizzazione del lavoro,

le ripercussioni dei tagli del personale e dei finanziamenti generano la necessità di rivedere l'organizzazione del lavoro, che si sta traducendo sempre in sovraccarico di lavoro e conseguenti responsabilità (anche penali) per i dipendenti fino all'estremo di non riuscire concretamente a svolgere la propria funzione: il caso più eclatante la tabella che stabilisce la proporzione tra il numero degli studenti e il numero dei collaboratori scolastici senza tener conto delle dimensioni degli edifici che comporta spesso la mancata vigilanza addirittura degli ingressi e delle uscite dagli istituti!

Per non parlare delle cattedre “spezzettate” su più materie, su più scuole o di ciò che può succedere in un laboratorio di chimica senza la presenza di un Assistente Tecnico e classi che superano i 30 studenti.

Nelle segreterie delle scuole negli anni si è riversato tutto il lavoro che prima era di competenza del Miur e dei suoi uffici regionali e provinciali (gli ex Provveditorati) e non hanno vita facile le scuole che hanno un Dirigente e una segreteria da dividersi anche con altre 5 o 6 scuole a causa di dimensionamenti e reggenze.

Queste sono solo alcune delle problematiche e delle contraddizioni tra ciò che la legge e l'attuale Contratto stabiliscono e la cruda e cruenta realtà.

 

  • Normativa,merito e disciplina,

la vita interna nelle Istituzioni Scolastiche si fa ogni più giorno tesa e per molti versi insostenibile; gli annunci di nuovi sistemi di valutazione pur anche non avendo trovato una loro materializzazione per il mancato rinnovo del Contratto stanno però già creando moltissimi casi di scontro tra i Dirigenti e i i dipendenti, che sempre più sfociano in provvedimenti disciplinari che poco hanno a che vedere con l'effettivo rendimento o comportamento specifico del dipendente. Le sperimentazioni “sul merito” dei docenti fin qua proposte dal Miur sono state ampiamente contrastate in tutte le sedi collegiali coinvolte.


  • Contrattazione di Istituto,

allo stato sono tantissime le contrattazioni che o non si svolgono oppure si svolgono solo con le rappresentanze territoriali dei sindacati rappresentativi, a causa della decadenza delle RSU oramai risalenti nella Scuola al 2006! Tutti i problemi sopra esposti sono come un macigno sulla contrattazione che diviene spesso solo la sede dove si stabilisce a chi toccherà il lavoro in più mal pagato e addirittura non retribuito. Per di più ad oggi i 2/3 degli emolumenti per le attività aggiuntive dello scorso anno con il cambio di procedura dei pagamenti (il cedolino unico) non sono stati ancora corrisposti.


  • La democrazia,

da diversi contratti a questa parte è stato eliminato il diritto di assemblea come diritto esercitato direttamente dai lavoratori della scuola, invece solo esercitabile attraverso le RSU (dove esistenti e non elette dal 2006!) o dai sindacati rappresentativi. I danni di questa scelta che restringe diritti democratici costituzionali ha provocato danni evidenti: aumento del distacco dei lavoratori dall'Amministrazione perdita del valore degli organi collegiali. La mancata partecipazione dei lavoratori alla vita della scuola è il primo fattore che incrina il nostro sistema democratico con profili di violazione costituzionale.


  • Voto ed eleggibilità ai precari:

lungi dall'essere scomparso il fenomeno del “precariato” nella Scuola ha oramai un suo consolidamento decennale e nel quadro di blocco del turn-over per il Pubblico Impiego, il Decreto per il piano di assunzioni varato il 4 agosto e' ben poca cosa davanti ai numeri della scuola (255 mila pensionamenti dal 2005 ad oggi e “solo” 155 mila posti tagliati). Dunque abbiamo da ritenere che i precari faranno parte della scuola per molti anni ancora e il diritto di voto per le RSU diventa irrisorio senza il diritto effettivo di partecipare alle elezioni anche mediante la propria candidatura.


  • Reclutamento del personale,

senza nessuna procedura vagamente democratica si stanno realizzando cambiamenti, che tali sono solo nel nome, dei metodi di reclutamento del personale il cui vero scopo non è la professionalità ma discrezionalità dei Dirigenti. D'altra parte la verifica dell'andamento delle assunzioni previste per il 1 settembre farebbe luce sullo stato di reale irregolarità se non di varie illegalità compiute dall'Amministrazione, con la conseguenza di scardinare i pochi criteri di trasparenza che sono ancora previsti dalla legge per le graduatorie.


  • L'informazione,

è pratica oramai consolidata da parte del Miur di non fornire più notizie dei propri provvedimenti (circolari, decreti) ma anche e soprattutto di elaborazioni e raccolta dati relativi al personale e non solo. Questo avviene a tutti i livelli dal MIUR fino agli Uffici Provinciali, l'informazione viene diffusa per lo più attraverso i sindacati “rappresentativi” escludendo tutti gli altri ma soprattutto impedendo ai lavoratori e ai cittadini di conoscere la situazione della scuola e i provvedimenti dell’Amministrazione.

Ancora più grave il fenomeno per cui moltissimi Dirigenti Scolastici in violazione della legge

146/90 sullo sciopero “evitano” di avvisare l'utenza degli scioperi e della loro articolazione.


  • Esternalizzazioni,

stiamo assistendo all'introduzione massiccia di contratti atipici per lo svolgimento di funzioni fondamentali quali

-le pulizie, l'amministrazione (con le cooperative che utilizzano gli ex-lsu o i co.co.co);

- corsi di recupero, esami preliminari, esami di Stato con l'uso dei contratti a prestazione d'opera;

- progetti didattici interni alla scuola o su proposte di bandi Regionali o altri Enti che utilizzano personale, anche inserito e selezionato dalle graduatorie, con contratti a prestazione d'opera e a volte a progetto.

Tali forme contrattuali stanno di fatto “derogando” al Contratto Nazionale, meglio violandolo, che come prevede la legge ha ben definito la tipologia contrattuale per il personale assunto a tempo determinato.


  • I vecchi problemi e le possibili soluzioni:

Aumentano le situazioni di disagio antico all'interno della scuola che colpiscono la parte più debole del personale, in particolare docente, che a causa di questi tagli si sono aggravate ulteriormente, in particolare ci riferiamo al personale dichiarato inidoneo all'insegnamento.

Con la finanziaria di questa estate la 111/2011 all'art.19 c.12/14 si è inteso cancellare il diritto costituzionale alla salute dei dipendenti demansionandoli senza alcuna informazione al profilo del personale ATA con tutte le conseguenze che ne derivano. Oggi si tratta di circa 5 mila dipendenti sugli oltre 700 mila in organico, queste norme ancora incomplete (manca il decreto sulla mobilità interministeriale) provocheranno una rinuncia del personale docente con problemi gravi di salute e psichici al dichiarare e affrontare i problemi in modo da non danneggiare se stessi e la scuola. Da anni questo personale richiede una soluzione cioè la possibilità di scegliere di non “buttare” la propria professionalità e di poter continuare a vivere nella scuola con lo stesso status di docente con funzioni diverse ma sempre legate alla didattica, come ad es. il profilo di bibliotecario/a potrebbe garantire al servizio della collettività scolastica e locale.


  • Pensioni e Fondi pensioni possibilità di uscirne:

il rinvio della finestra mobile per il prossimo anno, l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne creano oggettivamente un “blocco” del ricambio generazionale nella scuola, impoverendo anche le generazioni che hanno maturato il diritto alla pensione. Questo non può non essere considerato in fase contrattuale come un ulteriore taglio agli stipendi. Inoltre la risposta data con l'istituzione del Fondo Pensione a “gestione privata” Espero sta dimostrando tutti i suoi limiti in termini sia di adesione sia di rendimento; il fatto che i lavoratori non possano “uscirne” una volta fatta la sottoscrizione è contraria anche a tutte le “leggi del libero mercato”; la trasformazione del TSF in TFR; il ritardo nei pagamenti delle liquidazioni ne dimostra la debolezza, prima di tutto dal punto di vista economico, oltre che ancor più di quella “democratica”.


In questo quadro la “deroga” al Contratto Nazionale stipulata con la firma di CISL,UIL, SNALS e GILDA del 4 agosto scorso che ha previsto un taglio netto stipendiale per i neo-assunti con la cancellazione di uno scalone stipendiale, risulta essere una vera è propria “scassinatura” che rompe il rapporto di “fiducia” di correttezza e buona fede che un Contratto Collettivo Nazionale sancisce anche individualmente tra il lavoratore e l'Amministrazione.


Una deroga che può avere gravi conseguenze su tutto il Pubblico Impiego per il principio che stabilisce, per cui a fronte di un blocco di contrattazione generale sul Contratto si adoperano delle “modifiche” che addirittura peggiorano la situazione economica dei lavoratori senza che questi abbiamo potuto in alcun modo conoscere le proposte in campo.

 

Chiediamo per tutti questi motivi e altri che potremmo ulteriormente illustrare, che questa Agenzia nell'ambito dei suoi compiti e vista la gravità della situazione si adoperi per sollecitare l'Amministrazione affinchè si renda disponibile per il rinnovo del CCNL, per la rielaborazione democraticamente condivisa del Regolamento delle Elezioni e soprattutto di vigilare affinché nulla ne possa rinviare ulteriormente la data. Considerare anche la possibilità di un intervento urgente per risolvere gli elementi di criticità più impellenti come il caso dei docenti inidonei, e quelli più semplici come le comunicazioni pubbliche sul sito del Miur.

Sicuri della vostra attenzione,

 

 

 

Distinti Saluti

per l'USB Pubblico Impiego- Scuola

Barbara Battista      Francesco Bonfini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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