"LA BUONA GOVERNANCE" PER RENZI, OVVERO LA MORTE DELLA DEMOCRAZIA NELLA SCUOLA, GIÀ ORA IN STADIO TERMINALE

Nazionale -

LE LINEE GUIDA DI RENZI PREVEDONO:

• Valutazione delle scuole: col sistema nazionale di valutazione; forti ingerenze esterne sui percorsi scolastici, mirati esclusivamente a far raggiungere i premi al dirigente.

• Potere incontrastato del dirigente: “sceglie la squadra” e può rifiutare un trasferimento se non gradisce il docente; ha piena autonomia di gestione; controlla in autonomia il 10% del FIS; viene reclutato come i manager delle grandi aziende pubbliche e premiato in base alla valutazione della scuola.

• Svuotamento delle prerogative del Collegio docenti: (visto come intralcio alle decisioni del dirigente), trasformato in “Consiglio”, che deciderà solo sulla programmazione, condizionata però dalla valutazione d'istituto.

• Meri poteri d'indirizzo per il Consiglio dell'Istituzione scolastica.

 

La democrazia nella scuola non ha mai avuto vita facile. Negli anni 70 si era assistito ad una spinta per trasformare la scuola da sistema centralista e gerarchizzato a sistema capace di interagire con il territorio e organizzato in modo partecipato a tutti i livelli: docenti, personale direttivo, ATA, genitori e studenti dovevano partecipare al governo della scuola. Era il tempo dei Decreti Delegati ed era il tempo dell'Autogoverno.

Quella spinta si è esaurita per varie ragioni fra cui la mancanza di sostegno da parte delle diverse forze politiche. Infatti i vari governi che si sono succeduti hanno reintrodotto forti elementi di gerarchizzazione attraverso la privatizzazione del rapporto di Pubblico Impiego e l'istituzione della Dirigenza scolastica.

La figura del Dirigente Scolastico era chiaramente in contrasto con l'autonomia decisionale attribuita agli Organi Collegiali perchè la collegialità presuppone posizioni paritarie e diventa fittizia se nell'organo collegiale uno dei suoi membri è in una posizione di sovraordinazione.

Da allora ad oggi si è andato sempre più rafforzando il ruolo del Dirigente Scolastico ed indebolendo quello del Collegio che ha ormai, molto spesso, solo il compito di ratifica delle decisioni del Dirigente. Ecco invece le parole delle Linee guida del nostro premier :

“La governance interna alla scuola va ripensata: collegialità non può essere sinonimo si immobilismo, di veto, di impossibilità di decidere alcunchè”.

Intanto saremmo curiosi di sapere in quanti collegi si sia riusciti a mettere il veto su una decisione dei Dirigenti. Comunque, laddove sia accaduto, non ha comportato immobilismo, ma l'affermazione di una scelta alternativa, assunta dall’organo che ne aveva diritto e dovere!

Questo accade o dovrebbe accadere in una democrazia. Ma per Renzi questo è un problema da eliminare e così nella “buona governance” i nuovi organi saranno: il Dirigente Scolastico, con piena capacità decisionale, il consiglio dell'Istituzione Scolastica, il consiglio dei docenti e il nucleo di valutazione.

Da Collegio a Consiglio il passo è breve ma la differenza è tanta.

Ma se la scuola non è democratica al suo interno come fa ad educare alla democrazia? Come mai si pensa a valutare tutto, ma non si è mai pensato a valutare la democraticità di una scuola?

Si ritiene superata la missione della scuola pubblica di formare il senso democratico dei cittadini o, più semplicemente, si ritiene superata la democrazia in Italia e in tutti i paesi dell'Unione Europea'?

 

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