A PROPOSITO DEL PROGETTO VALeS

Nazionale -

Entro il 12 marzo, ai Collegi Docenti di molti Istituti verrà chiesto di aderire al progetto VALeS, promosso dal MIUR.

Si tratta di un tentativo di creare una vetrina dorata per mettere in buona luce i fallimentari quiz INVALSI e le sperimentazioni della Gelmini in tema di valutazione degli insegnanti.

L'USB invita gli insegnanti a non farsi strumentalizzare e a non rendersi complici dell'attuazione di un sistema che, dietro la falsa meritocrazia, nasconde un ulteriore passo verso la discriminazione di scuole, alunni e docenti: in pratica un ulteriore passo verso la privatizzazione.

Vi invitiamo a leggere e diffondere l'articolo in allegato di Barbara Morleo (esperta in Pedagogia e delegata dell'USB Scuola di Bologna) che espone un'analisi ragionata del contesto in cui viene proposto il progetto VALeS e lo scenario che attende la scuola a progetto ultimato.

 

A PROPOSITO DI VALeS

L’8 Febbraio il ministro Profumo ha presentato ufficialmente il sistema di valutazione VALeS .

L’adesione al progetto da parte delle scuole è volontaria, ha durata triennale e sarà riservata a 300 scuole. Questo progetto vuole legare la valutazione all’interno del 1° e 2° ciclo ad un processo di “miglioramento.

Questo è uno dei punti su cui abbiamo duramente contestato l’Invalsi e la meritocrazia, cioè la mancanza di un processo di miglioramento chiaramente articolato che segua la valutazione, perché solo in un’ottica di questo tipo la valutazione ha un senso costruttivo e non “selettivo - punitivo”. Ma il nostro ex-ministro, nella sua corsa all’imposizione dell’Invalsi all’interno delle scuole, si era dimenticato di sviluppare proprio quest’ aspetto, non dimenticando al contrario di sottolineare ampiamente che la meritocrazia avrebbe portato a differenziare “economicamente” le “carriere” (gli uni a scapito degli altri, visto che non ne dovevano derivare maggiori oneri per lo stato) e a creare graduatorie d’insegnanti da pubblicare sui siti delle scuole, nel nome della trasparenza.

Le ripercussioni di una simile pratica sono facilmente immaginabili e infatti le critiche e opposizioni all’Invalsi e alla “meritocrazia” si sono levate numerose da più fonti.

Il nuovo ministro ha così raddrizzato il tiro con questo nuovo progetto, che servirà da vetrina e pubblicità per insegnanti, dirigenti e Commissione Europea che chiede impegni specifici al nostro governo anche in tema di valutazione.

Il progetto VALeS infatti prevede un monitoraggio iniziale delle scuole, l’elaborazione e attuazione di un processo di miglioramento, per il quale vengono stanziati da 10.000 a 20.000 euro nei casi di maggior problematicità e sofferenza, da ripartire nel corso dei tre anni di sperimentazione (questo spiega il motivo per cui solo 300 scuole su tutto il territorio nazionale, possono partecipare) e una valutazione finale con tanto di  rendicontazione dei risultati per la trasparenza. Un percorso di questo tipo è un percorso costruito con buona volontà, non fosse altro che per l’investimento economico che comporta (anche se il metodo con cui si vanno a valutare gli apprendimenti, cioè il metodo del “valore aggiunto” presenta notevoli fragilità, per non parlare delle distorsioni e imprecisioni nei risultati[1]).  D’altra parte, considerando l’esiguità delle scuole che possono partecipare a questo progetto, a confronto della portata pubblicitaria che invece sta avendo, appare sempre più chiaro l’intento propagandistico che lo caratterizza. Non vogliamo però soffermarci su questo aspetto o  sulle lacune o difetti di questa sperimentazione, quello che vogliamo ricordare è il vuoto che si nasconde dietro questo progetto e che rimarrà alla sua conclusione, ovvero i test Invalsi. A questo serve questa sperimentazione : a spianare sempre di più la strada all’ entrata dell’Invalsi nelle scuole. Intanto solo 300 scuole beneficeranno di questo progetto (se di vero beneficio si tratta) e questo perché è un progetto che richiede investimenti e come sappiamo di soldi non ce ne sono, altrimenti non si capirebbe perché continuano a tagliare gli organici delle scuole . E allora ci chiediamo : invece di investiremilioni di euro per l’ Invalsi e le varie sperimentazioni che si sono avviate negli ultimi due anni nelle scuole, non si poteva investire direttamente sulle scuole potenziando le assunzioni degli insegnanti (in modo da favorirne la continuità  sulle classi, primo pilastro per una riuscita educativa) e sulla formazione e aggiornamento degli insegnanti stessi ?

Quando anche questo progetto si sarà concluso, cosa rimarrà nelle nostre scuole così indebolite da anni di tagli, mancanza di fondi e, per concludere, anche la mannaia della valutazione e della meritocrazia sulle teste di tutti gli insegnanti ? Sicuramente una scuola più fragile e impaurita perché come dicevamo prima, la valutazione ha senso solo se inserita in progetti volti al supporto e al miglioramento della categoria e non al suo indebolimento o alla sua divisione interna. Quindi fino a quando non ci saranno i soldi per inserire i processi di valutazione in un più ampio disegno di sostegno e sviluppo delle scuole, noi rifiuteremo ogni logica di misurazione volta a discriminare istituti o colleghi.

Riteniamo opportuno sottolineare che ogni processo di valutazione che si applica ad ampi sistemi  (così com’è il sistema scolastico) deve avere alle spalle una solida e condivisa teoria dei valori ,alla quale si può arrivare solo dopo un ampio dibattito sociale e culturale.

 E per concludere vogliamo ricordare  che i test Invalsi rappresentano misure “povere” dell’apprendimento degli studenti (questo è un difetto intrinseco di tutti i test standardizzati), necessitano quindi di essere combinati con altri approcci più diretti di osservazione delle pratiche d’insegnamento. Cosa ne sanno questi test di inclusione, accoglienza, tolleranza, supporto, sviluppo armonico della personalità, educazione al rispetto degli altri, ovvero degli aspetti relazionali che servono davvero per produrre una buona scuola e quindi una buona società?[2]

 


[1]       Test eseguiti in anni successivi sulla stessa classe con lo stesso insegnante hanno dato una tale variabilità di risultato da renderli deboli nella loro affidabilità.

[2]       Giorgio Tassinari

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