COME NASCE LA SCUOLA DEI PRESIDI PADRONI E DEI SERVI

Nazionale -

Circa quattro mesi fa, incassati il Job-act e la peggiore legge elettorale della nostra storia recente, Renzi decide che il passo successivo verso la distruzione delle istituzioni repubblicane è la controriforma della scuola. La " Buona scuola" annunciata a settembre prende forma. Nascono così il preside-padrone con potere di licenziamento, il comitato di valutazione con "potere di vita e di morte" sui neoassunti, il clientelismo e il servilismo spacciati per meritocrazia, l'allargamento del finanziamento pubblico alle scuole private. Un modello di scuola che neanche Valentina Aprea avrebbe osato immaginare; un luogo di lavoro, la scuola di Renzi, degno della fabbrica di Marchionne e dei dettami della Troika. Con la Buona scuola Renzi realizza i sogni proibiti di Renato Brunetta. Dopo mesi di scioperi e manifestazioni di protesta d'ogni sorta da parte di insegnanti, studenti e famiglie, Renzi, ponendo la fiducia, lega le sorti del suo governo all'approvazione del DdL scuola, conferendogli un'importanza che va ben al di là del suo ambito specifico: appare ogni giorno più chiaro che la scuola si avvia a diventare il laboratorio del futuro attacco al pubblico impiego. La controriforma della scuola, che sta per essere imposta nonostante la debole - o meglio falsa - opposizione della minoranza intera al PD, sta rendendo, se possibile, ancora più evidente l'inutilità per i lavoratori delle grandi corazzate sindacali, CGIL, CISL, UIL, GILDA e SNALS, sempre pronte a firmare accordi a ribasso e oggi più che mai incapaci di far valere il peso oggettivo dei propri iscritti e delle loro R.S.U. .

Il tutto si sta svolgendo dietro il ricatto dell'immissione in ruolo dei precari, ricatto fasullo che si è trasformato in una vendetta contro i precari delle graduatorie ad esaurimento, che attraverso un sistema farraginoso, incostituzionale e derogando al testo unico, saranno costretti alla tripla immissione in ruolo, con una graduatoria nazionale che costringerà ad un esodo di massa migliaia di docenti, senza alcuna possibilità di rifiuto pena l'immediata cancellazione dalle graduatorie.

Un piano straordinario di immissioni in ruolo che crea docenti di ruolo con titolarità e docenti di ruolo soggetti alla chiamata diretta dei dirigenti-padroni, attraverso un organico di potenziamento sottostimato ed insufficiente ad inserire nella scuola i 200000 precari che ogni anno, tra supplenze annuali, supplenze fino al termine delle attività e supplenze brevi garantiscono il funzionamento della scuola pubblica statale da vent'anni. E cosa dire delle migliaia di abilitati TFA e PAS, ignorati totalmente dalla riforma e costretti a sottoporsi ad un nuovo concorso pur avendo sostenuto una prova abilitante con esame in ingresso ed uscita, e che rivendicano il giusto diritto all'inserimento nel piano straordinario di assunzioni che di straordinario ha solo la demagogia.

Renzi porta a termine il piano di aziendalizzazione e privatizzazione della scuola pubblica statale iniziato dal duo Bassanini-Berlinguer, continuato dai Ministri Moratti e Gelmini, e che trova nel governo la propria formulazione ideologica chiara e radicale. Una riforma che distrugge gli organi collegiali, stravolge la natura democratica ed egualitaria della scuola statale, individualizza la posizione dei lavoratori della scuola sottoponendoli a un controllo asfissiante da parte di dirigenti e collaboratori, ripropone una scuola di classe con scuole di serie A e scuole di serie B, in cui i privati incideranno negli indirizzi didattici e programmatici delle scuole.

Siamo certi che la scuola pubblica statale comincerà a settembre nel caos e nella totale disorganizzazione, con organici "sballati" e situazioni critiche, ma a settembre continuerà anche la lotta dei lavoratori della scuola. La strada da seguire sarà quella di costruire opposizione intransigente nelle scuole e non quella illusoria e truffaldina di cercare tavoli di confronto impossibili, utili solo ad ottenere riconoscimento dal governo per spartire fette di potere.

 

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