Verso lo Sciopero Generale del 27 gennaio 2012: intervento dell'USB Scuola alla Assemblea Nazionale di Roma del 3 dicembre

Nazionale -

Dalla Assemblea un comune e chiaro No a Monti: “non ci stiamo”

Giuseppe Raiola (precario della scuola USB di Reggio Emilia) ha portato il contributo di USB PI-Scuola alla Assemblea Nazionale del 3 dicembre all'Ambra Jovinelli promossa dal sindacalismo conflittuale e di base.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ciclo 2008/2011 si è chiuso, indubbiamente, con una grande sconfitta del movimento della scuola.

Oltre 8 miliardi di euro tagliati all’istruzione pubblica, 150 mila licenziamenti tra docenti e personale ATA, tagli di materie e di indirizzi, chiusure ed accorpamenti di istituti, lavoratori dichiarati soprannumerari, materie ed indirizzi di studio cancellati rappresentano soltanto alcuni degli attacchi più violenti portati completamente avanti dal Governo Berlusconi con l’appoggio dei sindacati concertativi e della finta (oramai ex) opposizione che siede in parlamento.

Il personale della scuola è stato quindi sconfitto. E non poteva che essere sconfitto! Non essendo sicuramente questa la sede più appropriata per un’analisi approfondita sulle cause di tali sconfitte ci limitiamo solo ad alcune importanti osservazioni. Fabbriche di ricorsi individuali che hanno ovviamente venduto solo illusioni, favola del merito e della valutazione che continua ad albergare in fette non trascurabili della categoria, fabbriche di punti a pagamento per i precari rientrano tra le più evidenti manifestazioni di guerra tra poveri, demoralizzazione del personale e piccolo individualismo di molti addetti nel comparto.

Non scopriamo certo adesso la forte componente medio borghese all’interno del comparto scuola fatta da avvocati, architetti, commercialisti,preti, burocrati di partito, di sindacato ecc.

La parte della categoria che più ci interessa è sicuramente quella che soffre, che vive del proprio stipendio, che fa fatica ad arrivare a fine mese, dopo anni di studio, di impegno, di conseguimento di titoli, di esperienza maturata sul campo e spesso di tante emigrazioni diverse.

Ora si apre una fase nuova. Dopo questo periodo recente di propaganda a reti unificate contro il personale della scuola (come di tutto il pubblico impiego in generale) mirato alla divisione tra presunti fannulloni e presunti meritevoli è la stessa accentuazione della crisi economica a non poter più consentire neanche l’elargizione delle classiche piccole bricioline che cadono dal tavolo delle spartizioni dell’apparato dirigente dello Stato.

I signori dello Stato avevano promesso il bastone e la carota. Le bastonate continuano ad arrivare ma di carote non solo non se ne mai viste ma il nuovo Governo Monti ha già fatto benissimo intendere che il comparto dovrà conoscere ulteriori risparmi (si vedano solo le posizioni di Monti sulle prove Invalsi). Già lo stesso Governo Berlusconi aveva provveduto al blocco contrattuale e stipendiale fino ad introdurre il salario d’ingresso per i neoassunti nella scuola. Un vero e proprio piano Marchionne per la pubblica istruzione.

Il personale continua ad essere demoralizzato ma, di sicuro, anche meno propenso oramai alle attività di collaborazioni varie che per le scuole, visti i vuoti di organico, risultano spesso essenziali.

Inoltre, sui territori, continuiamo a ricevere segnalazioni da parte di docenti ed Ata che non vengono retribuiti (anche per anni) per lavori svolti così come previsti dai piani di attività degli istituti o addirittura per lo svolgimento degli Esami di Stato.

Un’enorme massa di lavoratori si sente quindi indignata ma rimane ancora confusa, divisa e disorientata.

Rimane dunque, ancora una volta, a noi saper intercettare queste persone, aprire vertenze dentro le singole scuole mantenendo però sempre un livello nazionale di analisi e di proposte.

Solo per qualche esempio, la campagna contro l’introduzione della prestazione d’opera nella scuola e contro il ricorso al contratto CO CO CO , già lanciata da tempo da Usb a livello nazionale,oggi rischia di essere all’ordine del giorno praticamente in ogni scuola.

La raccolta di firme per legiferare in materia d’infanzia deve essere usata prima di tutto dove le politiche di privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi dell’infanzia da parte dei Comuni è passata sotto silenzio.

Oltre a confermare i nostri scioperi nei momenti strategici dell’anno scolastico come gli scrutini finali e le prove Invalsi, il nostro grande impegno di quest’anno, risiede nelle elezioni RSU nel Pubblico Impiego della prossima primavera.

Abbiamo deciso di presentarci a queste elezioni dopo una fase di consultazione, che si terrà a breve, con i lavoratori della scuola. Vogliamo chiedere ai colleghi cosa ne pensano delle RSU, della democrazia sindacale, dell’eleggibilità dei precari a RSU, dell’importanza dell’assemblea e dello sciopero.

 

http://scuola.usb.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=37670&cHash=a2d277671c&MP=63-1027

 

Intendiamo fare di questa campagna una grande occasione per aggregare, per veicolare contenuti e per far conoscere il nostro sindacato. Indipendentemente dal risultato, se si lavorerà come previsto, questa campagna ci darà interessanti risultati. Anche perché sui territori dove siamo presenti i lavoratori cominciano sempre più a riconoscerci.

Anche il comparto scuola, soprattutto per le difficoltà in cui versa, chiede uno sciopero generale nel più breve termine possibile.

Uno sciopero che riguardi quindi tutte le categorie, ben costruito ma la cui previsione di adesione però non può tormentare in maniera eccessiva ed ossessiva i compagni del sindacalismo di base.

Uno sciopero contro il Governo Monti, contro l’UE, la BCE. L’inizio di un percorso che ci conduca sempre più verso uno sciopero di carattere europeo. Perché europeo è il massacro ed europea deve essere la risposta. Come è stato detto, fin dai primi interventi di questa assemblea, non si possono lasciare i proletari nelle mani della Lega.

Le forze sindacali presenti qui oggi hanno questo grande impegno, quello di coinvolgere i lavoratori in un percorso politico e sindacale che spieghi un’uscita dalla crisi come un uscita dall’attuale sistema di società.

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